EarthBi, la scommessa sulla bioplastica davvero biodegradabile | Impact
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Ultimo aggiornamento il 4 novembre 2019 alle 5:07

EarthBi, la scommessa sulla bioplastica davvero biodegradabile

Ci vogliono minimo 90 giorni per decomporre la bioplastica EarthBi, che scommette sulla blockchain e sui token per affermarsi sul mercato nazionale e internazionale

Ogni minuto più di 33 mila bottigliette finiscono nel Mediterraneo. La plastica è ovunque. Alimenta gigantesche piattaforme come il Great Pacific Garbage Patch. In micro particelle si accumula nei corpi dei pesci e quindi nel nostro ciclo alimentare. In una disperata corsa per la salvezza, c’è chi ha inventato macchinari per ripulire il mare, liquidi che attirano la plastica e c’è chi è arrivato a migliorare le molecole della plastica per più green.

EarthBi ha fatto una scommessa diversa e ha creato una bioplastica capace di biodegradarsi in minimo 90 giorni a seconda del manufatto in cui è impiegata. E l’ha vinta, questa scommessa, per davvero.

Nata nel 2018, EarthBi è frutto di un progetto creato da: Claudio Caserta e Francesco Importa (founder), Alessio Altorio, Mauro Pedretti, Riccardo Tos, Dario Castrichella (co-founder) e Rodolfo Errore (Angel Investor). Il team è composto da 50 persone che lavorano al suo sviluppo. EarthBi ha già ottenuto 9 milioni di chili di bioplastica EarthBi prenotati tramite l’utility token (ERA). A parlare con Startupitalia! è Alessio Altorio, primo “cooptato” del team ed esperto di proprietà industriale ed innovazione.

Bio Valore World, società del Gruppo Valore e titolare del progetto EarthBi, è passata dall’essere una S.r.l. a una S.p.A. Società Benefit nel giro di un anno. Da aprile a novembre 2018 è stata creata l’infrastruttura – quindi il token utility, il deposito del brevetto EarthBi, la brand identity. Poi c’è stata la prenotazione della bioplastica con i token, chiusa a gennaio.

Il progetto EarthBi è gestito da più di 10 società del Gruppo Valore, alcune specializzate in distribuzione di bioplastica anche attraverso il token utility ERA con sede in Estonia, alcune business unit sia all’estero che in Italia destinate alla produzione di bioplastica.

Ci sono anche società di servizi generali e di design, quest’ultima utile alla creazione di beni prodotti in EarthBi. Bio Valore World è la Società Benefit che detiene la titolarità dei brevetti e delle conoscenze e dei segreti industriali indispensabili per la produzione della bioplastica EarthBi.

La “ricetta” della plastica EarthBi

Com’è fatta la bioplastica EarthBi?

«EarthBi è frutto di un processo brevettato ed esclusivo, che possiamo usare solo noi – spiega Altorio –. È in grado di biodegradarsi in minimo 90 giorni a seconda del manufatto in cui è utilizzata. Può essere usata in tutti i settori, dal packaging all’automotive, passando per cosmesi e settore alimentare. Inoltre, avendo sottoscritto accordi con l’Univesirà di Salerno, polo di eccellenza per la biochimica, riusciamo a sviluppare la bioplastica più adatta alle richieste che provengono dal mercato».

Cosa c’è dentro la bioplastica EarthBi?

«La nostra bioplastica è un evoluzione del PLA, molecola di acido polilattico, oggi già in uso sul mercato. Per la su produzione sono usate le biomasse da rifiuti organici. Quindi l’abbiamo migliorata, rendendola molto più duttile, lavorabile, pur cercando di mantenere, il più possibile, le stesse caratteristiche fisiche della plastica tradizionale. A livello produttivo, c’è un altro vantaggio».

Quale?

«Gli impianti produttivi di bioplastica e/o plastica già esistenti, non dovranno essere riconvertiti per produrre la nostra bioplastica».

Come fa EarthBi a differenziarsi dalle altre plastiche e bioplastiche tradizionali?

«Utilizzeremo un software (in blockchain) che fotograferà ogni singolo processo produttivo, inserendo la notarizzazione, in un registro ove il consumatore potrà accedere tramite un codice, per leggere la storia del prodotto».

Smaltimento e inquinamento: i vantaggi di EarthBi

Gli impianti di smaltimento non sono sempre attrezzati per smaltire la bioplastica: EarthBi risolve questo problema?

«Ciò che differenzia la nostra bioplastica dalle altre comuni è la totale biodegradabilità, anche in mare (pochi mesi). Può essere gettata nell’organico ed è riutilizzabile anche in termini di produzione. Se il manufatto ci viene riconsegnato, può essere riportato allo stato di materia prima e, quindi, utilizzabile nuovamente nel nostro ciclo produttivo, per creare nuovi manufatti».

Cosmesi, EarthBi può risolvere anche la questione microplastiche?

«Ormai sappiamo tutti che molti dei nostri gesti quotidiani (truccarsi, lavarsi le mani o i denti, etc) comportano il riversarsi in mare di microplastiche che vengono mangiate dai pesci, finendo, poi, sulla nostra tavola. EarthBi può essere utilizzata proprio per sostituire la plastica tradizionale con il vantaggio di essere biodegradabile».

Che tipo di garanzie offre la plastica EarthBi in termini di usabilità e conservazione dei beni alimentari?

«La bioplastica viene già utilizzata nella conservazione degli alimenti. Non usando elementi chimici, può essere utilizzata sia nelle pellicole sia nei giochi per bambini visto che, se la mordessero e la ingerissero, sarebbe come assimilare dello zucchero».

Il futuro di EarthBi

Cosa vi ha portato il premio Innovation Center di Intesa Sanpaolo al DigithON 2019?

«Dopo questo importante risultato (miglior impresa innovativa dell’anno per l’uso di bioplastiche e nuove tecnologie, ndr) abbiamo avuto contatti con Intesa San Paolo: attendiamo gli sviluppi di questo incontro con il mondo della finanza».

Cosa c’è nel futuro di EarthBi?

«Prima di tutto, vogliamo iniziare la produzione. A breve, probabilmente, sarà avviato un primo stabilimento in Nord Europa. La business unit di Malta è pronta a partire ed a Pomezia c’è il primo luogo dove verrà installata una attività di lavorazione ad alto valore aggiunto. Per noi la bioplastica EarthBi dovrà essere realizzata preferibilmente in Italia, dove sarà mantenuto il segreto industriale. Infatti, attendiamo lo sviluppo di una ulteriore opportunità in Friuli».

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