In Europa ancora 51 milioni di veicoli diesel - Impact
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Ultimo aggiornamento il 25 settembre 2019 alle 9:57

In Europa ancora 51 milioni di veicoli diesel

Nessun effetto dieselgate: nel Vecchio Continente le auto ante-Euro 6D-Temp stanno persino aumentando

Restare intrappolati in un ingorgo fa male alla salute. Non solo per lo stress, ma soprattutto per l’aria che si respira. Specie in Europa, dove circolano ancora liberamente oltre 51 milioni di veicoli diesel ritenuti altamente inquinanti.

Quanti diesel ancora nel traffico

Li ha censiti Transport&Enviroment secondo cui sulle strade del Vecchio Continente i diesel non solo non diminuiscono ma addirittura stanno aumentando: + 12% rispetto al 2018. Tra questi anche gli Euro 5 e gli Euro 6 che, segnalano dall’associazione, benché formalmente legali “avevano ricevuto l’omologazione secondo i vecchi test di laboratorio”. Inoltre, come ricorda Cittadini per l’Aria, “i Paesi membri dell’Unione Europea non hanno fatto quasi nulla per impedire la vendita dei modelli travolti dallo scandalo Dieselgate. segno che si continuano a vendere veicoli per i quali è riconosciuto il mancato rispetto dei requisiti ambientali minimi previsti dalla normativa vigente”.

Non si registra l’effetto dieselgate

Secondo il report di Transport&Enviroment, il parco macchine diesel più numeroso si registra in Germania (che pure ha recentemente annunciato il varo di un maestoso investimento green da 100 miliardi in 10 anni) con 9.9 milioni di unità. Seguono la Francia (9.8), il Regno Unito (8.5) e l’Italia, che guadagna il 4° posto con 6 milioni e 600 mila diesel sporchi in circolazione. Nessun effetto dieselgate. Insomma. Anzi, le auto hanno maggiore concentrazione proprio dove hanno sede le maggiori case automobilistiche coinvolte.

 

Eppure, occorre riconoscere che dalla Germania stanno arrivando nuove soluzioni. Con un costo medio di 3.000 euro, per esempio, possono essere installati sui diesel Euro 5 e 6 dei riduttori selettivi catalitici (SCR) in grado di abbattere le emissioni dal 60 al 95%. Al momento le case produttrici hanno scelto quasi esclusivamente la strada degli aggiornamenti sui software delle centraline. “Una soluzione che però – fanno sapere da Cittadini per l’Aria – ha dimostrato avere un impatto risibile nei test indipendenti quanto a riduzione dei fumi inquinanti”.

Lo studio di Transport&Enviroment

I dati di Transport&Enviroment sono stati ottenuti aggiornando le stime degli anni precedenti con nuovi indici, così da – assicurano – aumentarne la precisione. Sono stati aggiunti: il database provvisorio dell’Agenzia europea dell’ambiente (2018), il programma di sorveglianza di mercato del governo britannico (luglio 2019), il programma di test sulle emissioni del gruppo di ricerca della Commissione Europea (dicembre 2017). Sono quindi stati considerati “altamente inquinanti” tutti i veicoli con emissioni di Nox doppie rispetto allo standard europeo NECD (emissioni su strada o in laboratorio), così come le auto con emissioni 3 volte superiori a quelle consentite nei Real Driving Emissions test o nelle campagne di rilevazione remota. All’interno dei 51 milioni di diesel ritenuti “sporchi” sono finiti anche i veicoli ufficialmente richiamati ma “riparati” con i software che, come ampiamente documentato, non hanno un impatto significativo sulla riduzione delle emissioni.

Cittadini per l’Aria: “Attendiamo un fondo green dal governo”

“L’Italia continua a essere, di anno in anno, in testa alla classifica europea dell’impatto da biossido di azoto con una cifra spaventosa: 20.500 morti premature l’anno derivanti dall’esposizione della popolazione italiana all’NO2″, ha detto Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. “È quindi indispensabile – ha aggiunto – che il Governo ottenga un’assunzione di responsabilità da parte delle case automobilistiche, istituendo un fondo analogo a quello ottenuto dalla Germania a supporto delle città. I sindaci, da parte loro, devono attivare al più presto sistemi di divieto all’ingresso per i diesel nelle città, in modo da proteggere la salute dei cittadini dall’impatto terribile dei fumi emessi da questi veicoli velenosi”.

Dal primo ottobre Milano chiude ai diesel Euro 4

Ma se, come si diceva, i diesel Euro 5 e 6 benché formalmente autorizzati alla circolazione, sono ritenuti particolarmente inquinanti, sono altri i modelli che presto, proprio per legge, non potranno più mettersi in strada. Ovvero i diesel Euro 4, cui per esempio Milano chiuderà le porte dell’Area B dal prossimo primo ottobre (qui tutte le info). Secondo un report di AutoScout24, su base dati Aci, saranno interessate al divieto oltre 150mila vetture.

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