GES, la startup che produce batterie per l'accumulo di energia rinnovabile
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Ultimo aggiornamento il 6 dicembre 2019 alle 15:06

GES, la startup che produce batterie per l’accumulo di energia rinnovabile

Green Energy Storage, l'azienda trentina che sviluppa batterie a basso costo e ridotto impatto ambientale, è alla ricerca di sei ingegneri

Batterie organiche per l’accumulo di energia rinnovabile. La tecnologia sviluppata da Green Energy Storage garantisce un basso costo, un’elevata sicurezza e un ridotto impatto ambientale sfruttando l’energia solare ed eolica. 

 

La startup trentina ha recentemente visto l’ingresso nel proprio consiglio di amministrazione di Gianni Vittorio Armani, già CEO di ANAS. 

“Le tecnologie per l’accumulo di energia sono strategiche per consentire la transizione del sistema energetico a un modello completamente carbon free – afferma Armani – È una sfida tecnologica globale, in cui Green Energy Storage può avere un ruolo importante puntando su soluzioni alternative al litio, basate su materiali organici a zero impatto ambientale, poco costosi e facilmente reperibili”.

Gianni Vittorio Armani

 

Ma come si riesce a produrre questo tipo di batterie?

 

Batterie a ridotto impatto ambientale

Pensata per l’efficienza e il risparmio energetico di grandi edifici, comunità, impianti di rinnovabili e reti elettriche, le batterie organiche a flusso di Green Energy Storage permettono di accumulare energia grazie a una molecola organica, il chinone, facilmente estraibile sia da elementi vegetali che da scarti dell’industria petrolifera. Flessibilità, scalabilità, efficienza, basso costo e basso impatto ambientale sono le caratteristiche che contraddistinguono il chinone.

“Grazie al nostro sistema, il privato si autoproduce energia, e la grande produzione riesce ad efficientare la propria rete elettrica”, spiega Rodolfo Pinto, Innovation manager di GES.

A differenza delle classiche batterie a litio, quelle prodotte da questa startup innovativa non inquinano in fase di smaltimento né richiedono un’eccessiva quantità d’acqua durante l’estrazione. Produrle costa dieci volte meno rispetto allo standard attuale, e, per funzionare, non utilizzano metalli rari ma composti organici.

 

“Per adesso, il costo si aggira sui 600 dollari, ma vogliamo riuscire ad abbassarlo fino a 200 – spiega Pinto – Secondo le stime di McKinsey, il mercato delle batterie, entro il 2030, varrà più di 400 miliardi di euro all’interno dell’Unione Europea e occuperà oltre il 30% del mercato totale”.

L’avventura di Green Energy Storage è iniziata nel 2014, quando, dopo avere visitato diversi centri di produzione, il giovane team si imbatté in un articolo pubblicato dall’Università di Harvard sulle potenzialità del chinone.

 

Storia di una piccola startup che punta in alto

“Nel 2015 abbiamo brevettato il nostro prodotto all’interno di un esperimento accademico all’Università di Harvard”, racconta Pinto.

La startup, guidata dal CEO Salvatore Pinto, è composta da una venticinquina di persone. A capo del team Ricerca e Sviluppo c’è la fisica trentenne Ilaria Pucher, rientrata in Italia dopo avere lavorato ai sistemi di accumulo all’Università della Florida; Rodolfo Pinto è Innovation manager, mentre a supervisione del Comitato scientifico c’è Luigi Crema. Infine, Mario Mascolo è advisor per il mercato internazionale.

“Nel 2018 abbiamo assemblato e consegnato la prima serie pre commerciale di 6 esemplari, sviluppati all’interno del progetto Greenernet, che ci è valso 2 milioni di euro nel programma Horizon 2020 – spiega l’Innovation manager – Mentre, a breve, avvieremo la prima grande produzione della serie commerciale. Abbiamo già diverse richieste sia dall’Italia che dall’Estero”.

Con sede a Trento, la startup sta allestendo un nuovo sito produttivo all’interno dell’edificio Botti, un vecchio sigarificio austroungarico, recentemente recuperato, nel complesso manifatturiero di Rovereto.

“I mercati ottimali per noi e per l’ecosistema, oltre a quello italiano, sono quelli francesi e tedeschi – spiega Pinto – Ci rivolgiamo sia ai privati che ai proprietari di grandi impianti, andando a coprire una clientela molto ampia”.

 

Un crowdfunding di successo

Green Energy Storage è reduce da due grandi successi di crowdfunding su Mamacrowd, l’ultimo dei quali chiuso con più di due milioni di euro raccolti: una tra le campagne di maggior successo di sempre sulla piattaforma.

“Speravamo e ci aspettavamo di chiudere in bellezza, ma il successo non era scontato – afferma l’Innovation manager – Anche in questa seconda campagna ci hanno appoggiato sia investitori italiani che internazionali, piccoli e grandi”.

 

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Con il ricavato, Green Energy Storage può avviare il nuovo sito produttivo, assumere personale e puntare su nuovi brevetti in campo Ricerca e Sviluppo. “Abbiamo in essere già degli accordi con utility e società, come Sorgenia e Romande Energie, a cui potranno aggiungersi in futuro nuove collaborazioni”, afferma Pinto.

In quattro anni, la startup ha, inoltre, ottenuto diversi riconoscimenti e finanziamenti all’interno del programma Horizon 2020 dell’Unione Europea, da parte della Provincia di Trento e dal Governo olandese, con un grant vinto nel 2018.

 

Il recruiting

“La nostra filosofia è quella di favorire il rientro dei cervelli in Italia. Cerchiamo personale altamente qualificato e specializzato. Il nostro candidato ideale è colui che, appunto, ha fatto esperienza nel nostro ambito fuori dal Belpaese e che è interessato a rientrare con il suo bagaglio conoscitivo in Italia”, spiega Pinto, precisando che, dopo aver recentemente assunto un ingegnere rientrato da Bruxelles e una ricercatrice chimica proveniente dal Max Planck Institute, sono alla ricerca di altri 6 profili tra ingegneri meccanici, energetici e chimici.

 

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“Oggi produrre e riuscire a portare sul mercato queste batterie è l’unica soluzione per chiudere il cerchio delle rinnovabili”, conclude l’Innovation manager.

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