Perché ci servono i migranti? Mygrants risponde con i dati - Impact
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Ultimo aggiornamento il 14 ottobre 2019 alle 10:17

Perché ci servono i migranti? Mygrants risponde con i dati

La startup è stata fondata da Chris Richmond, ex analista di Frontex: "Nel 2030 i giovani africani in età lavorativa supereranno tutti gli altri messi assieme"

“L’immigrazione non va più vista soltanto con occhio umanitario. Serve una visione più lungimirante, che non punti sulla benevolenza”. A dirlo non è uno dei tanti politici italiani che sfrutta il fenomeno a fini elettorali, ma Chris Richmond, imprenditore ivoriano di 34 anni. “La Germania, anni fa, ha scelto di puntare sui siriani e di accoglierli; il Canada entro il 2020 avrà bisogno di un milione di persone”. Quindi, a meno che non voglia subire le ondate migratorie, “è giunta anche per l’Italia l’ora di scegliersi i suoi migranti”.

Cosa significa “scegliere i migranti”

“In Europa, la redistribuzione non dovrebbe essere soltanto su base volontaria: ogni singolo Paese dovrebbe piuttosto tenere per sé quei profili che servono al proprio mercato del lavoro e ricollocare gli altri all’interno dell’Unione”. Quello che il fondatore di Mygrants, Chris Richmond, racconta a StartupItalia non è certo la ricetta definitiva alla questione epocale dell’immigrazione, che tanto infiamma la politica. Ma un punto di vista che, partendo da dati e informazioni, propone una nuova narrazione.

Da Frontex a una startup

“Ho scelto di fondare Mygrants perché purtroppo la politica non ha fatto bene il suo lavoro”, spiega il giovane imprenditore di origini ivoriane che, dopo una lunga esperienza da analista in Frontex – l’agenzia europea deputata al controllo e alla gestione delle frontiere esterne dell’UE – ha dato vita a una startup che, tramite un’app, cerca i talenti dei migranti per farli poi conoscere alle aziende in ottica di assunzione. Mygrants è un’applicazione gratuita con alla base l’idea di coinvolgere le persone in un lungo percorso a quiz dove l’obiettivo è identificare al meglio le loro competenze così da trasmetterle a PMI e alle imprese interessate. “Finora abbiamo supportato l’inserimento lavorativo di oltre 1,200 persone”.

Prima di Mygrants

Non si può comprendere l’obiettivo di Mygrants se non si parte dall’esperienza e dalla vita del suo Founder, nato nel 1985 in Costa d’Avorio. “Io mi sento un migrante privilegiato – racconta Chris – Sono stato adottato da una famiglia degli Stati Uniti, dove sono cresciuto”. Dopo gli studi in diritto internazionale e in campo diplomatico, vince un concorso per lavorare all’interno della Commissione Europea. “In Frontex ho iniziato nel 2010, con José Barroso presidente. Ero analista strategico di Intelligence: in sostanza studiavo gli aspetti economici, sociali e politici che spingono le persone a migrare verso l’Europa. Con il mio team realizzavamo, ad esempio, report predittivi che poi fornivamo ai vari ministri degli Stati Membri. Erano strumenti utili per decidere al meglio su tematiche molto delicate”.

Prima di fondare Mygrants, Chris Richmond lavorava dunque nel quartiere generale europeo che si occupa dell’immigrazione. E lo ha fatto in anni difficili, dopo le Primavere Arabe e la caduta dei dittatori in Nord Africa. Insomma, nel periodo delle maggiori ondate che hanno trasformato il fenomeno in un argomento che spacca ancora oggi l’opinione pubblica e il Vecchio Continente da tempo in lite sulla redistribuzione.

Siamo solo agli inizi di un fenomeno epocale

“Ma i numeri degli arrivi visti finora – spiega l’imprenditore a StartupItalia – sono soltanto un’anteprima. Il lavoro a Frontex mi ha messo di fronte a dati secondo i quali, per esempio, entro il 2030 il numero di giovani africani in età lavorativa sarà superiore a quello della somma di tutti gli altri sommati nei vari continenti. Per forza di cose molte persone cercheranno sempre più lavoro. Anche in Europa”.

Venendo alla situazione italiana, i numeri più aggiornati del ministero dell’Interno raccontano che dal primo gennaio 2018 al 10 ottobre dello stesso anno sono sbarcati sulle nostre coste 21,426 migranti (nello stesso periodo del 2017 furono 107,698). Nel 2019, finora, si contano 7,939 persone arrivate sulle coste italiane. Ma attenzione, perché la politica dei “porti chiusi” ha aumentato il fenomeno degli sbarchi fantasma, che sfuggono al controllo delle autorità. Quindi non si hanno dati certi ma solo stime.

Perché Mygrants

Lasciata Frontex nel 2015, Chris impiega un anno prima di convincersi che, grazie a una semplice app avrebbe potuto dare un contributo diverso, forse più concreto, ai problemi che i migranti vivono in Italia e non solo: la mancanza di lavoro e un’attesa passiva del proprio destino. «Secondo quanto ho potuto calcolare, un migrante trascorre in media 600 giorni in un centro di accoglienza prima di essere ricollocato o espulso. Forse, mi sono detto, questo lunghissimo periodo potrebbe essere impiegato in maniera più costruttiva».

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Alla fine, le circostanze hanno portato Chris a Bologna, città culla dell’azienda, nella regione dove ha trovato i suoi primi investitori e business angels. “Con Mygrants proponiamo un percorso di microlearning per capire quali sono le competenze, le skills di questi ragazzi. Come? Attraverso 30mila fra domande e quiz, in italiano, francese e inglese. Rispondendo, gli utenti iniziano a capire, prima di tutto, le nozioni base sul loro status, così da orientarsi nella legislazione. Non solo: Mygrants permette contemporaneamente a noi di comprendere in cosa sono bravi, quali sono le loro abilità nei vari settori”.

Un migrante passa, in media, 600 giorni in un centro di accoglienza

Sull’app gli utenti ottengono un punteggio in base alle risposte e tutti questi dati vengono raccolti per poi essere elaborati dal team della startup. “Siamo in contatto con diverse PMI in Italia – dice Chris – le aziende condividono con noi i profili lavorativi di cui hanno bisogno e noi gli forniamo i dati aggregati sui nostri utenti. A quel punto sono le imprese che scelgono quale figura contattare, qual è la più adatta per il tipo di impiego che devono coprire. Non siamo un’agenzia interinale o un ente promotore: Mygrants fa talent scouting“.

I numeri dell’app

Mygrants è un’app con 60mila utenti attivi, presente in 18 Regioni. “Ma oggi siamo anche in Africa grazie al passaparola. Finora abbiamo trovato quasi 8mila profili high skilled, persone che in parte abbiamo già segnalato ad aziende di vari settori, dall’informatica fino alla meccatronica”. Tanti posti di lavoro che – diranno i critici – dovrebbero essere assegnati prima agli italiani. “Il rischio downgrade vale per tutti: un ragazzo italiano laureato che non trova lavoro ed è costretto ad arrangiarsi con altre occupazioni è uno spreco. Lo stesso discorso vale per il migrante che, senza poter fare nulla per mesi, si vede negata l’occasione di fare qualcosa in cui è capace”.

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I Decreti Salvini ci hanno fatto evolvere

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Valorizzare il talento dei migranti – nel caso ancora non fosse chiaro – è una delle missioni più delicate in un’Italia che fino a pochi mesi fa si divideva sui Decreti Salvini, approvati dal primo governo Conte. “Prima che entrassero in vigore – precisa il Founder – lavoravamo soprattutto con gli ospiti dei centri di accoglienza. Organizzavamo incontri per far conoscere l’app. Era un accordo e le strutture ci pagavamo 50 centesimi a migrante. Le misure dell’ex ministro dell’Interno hanno ridotto i budget dei centri e questo ci ha costretto a guardare altrove, a evolverci, per così dire”. A quel punto Mygrants decide di avviare un dialogo con le aziende, per promuovere i talenti dei migranti, valorizzandoli nel mercato del lavoro.

Entro fine mese Mygrants dovrebbe chiudere un primo aumento di capitale con un fondo di investimenti. «Con questi nuovi soldi – spiega il Founder – vogliamo migliorare la tecnologia, puntare sul marketing e, in prospettiva, evolvere con nuovi servizi lavorando anche in Africa», il continente dal quale, secondo Chris Richmond, possiamo accogliere talenti e competenze per il nostro mercato del lavoro.

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