Zuppa di plastica nel menu del mondo. L'Atlante dell'emergenza
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Ultimo aggiornamento il 15 ottobre 2019 alle 11:54

Zuppa di plastica nel menu del mondo. L’Atlante dell’emergenza

Abbiamo intervistato Michiel Roscam Abbing, autore di un libro che usa la forza delle immagini per ricordarci quanto stiamo inquinando

Invece del solito saggio scritto per gli addetti ai lavori, un volume fatto di immagini tanto belle, quanto scioccanti, fa meglio il suo compito: diffondere più informazioni possibili sull’inquinamento della plastica e sulle buone pratiche per ridurlo. Come se una galleria di Instagram venisse trasferita su carta. “L’ho pensato perché non volevo raggiungere gli esperti, ma il grande pubblico”, ha raccontato a StartupItalia Michiel Roscam Abbing, autore dell’Atlante mondiale della zuppa di plastica (edito da Edizioni Ambiente). Il nome non è scelto a caso: dopotutto la microplastica è un’emergenza anche culinaria visto che questa sporcizia galleggia non soltanto nei mari e negli oceani, ma anche nei nostri piatti.

Zuppa usa-e-getta

L’inquinamento dovuto alla plastica ha numeri impressionanti, in crescita vertiginosa da qualche decennio per colpa dell’abitudine all’usa-e-getta, tanto comoda per le nostra frenetica quotidianità, quanto dannosa per l’ambiente. Come si spiega nell’Atlante mondiale della zuppa di plastica ogni settimana, nel mondo, vengono prodotte 8,3 miliardi di tonnellate di rifiuti: tante se confrontate ai 2 milioni di tonnellate del 1950. Ma, visto che si parla di zuppa, siamo solo l’antipasto se non cambiano abitudini e politiche. Le proiezioni dicono che entro il 2050 le persone consumeranno, in soli 7 giorni, rifiuti per 34 miliardi di tonnellate.

«Questi numeri ci dimostrano che la soluzione non è soltanto il riciclo di plastica – ha spiegato Abbing, fondatore della Plastic Soup Foundation – perché se ricicli un prodotto rimetti in circolazione qualcosa che un’altra persona potrà comunque disperdere nell’ambiente. Il vero obiettivo è quello di ridurre la produzione di plastica e questo compete all’industria che deve lavorare sul packaging». Sfida accolta in Italia da Nutella, l’azienda di Alba che entro il 2025 abbandonerà gli imballaggi in plastica.

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Quando si parla di inquinamento da plastica non è facile avere numeri esatti, soprattutto perché i rubinetti  dei nostri rifiuti sono sempre aperti. Forse, per scuotere l’opinione pubblica, più delle cifre possono le immagini come quelle dell’Atlante e i tanti scatti che in qualsiasi angolo del mondo fotografano le nostre colpe di cittadini e consumatori. Ma i numeri restano e sono davvero allarmanti, perché parlando soltanto di plastica “una stima scientifica indica che nel 2010 i 196 paesi del mondo con linee costiere ne hanno riversato complessivamente circa 8 milioni di tonnellate”. Come se i camion della nettezza urbana scaricassero ogni minuto in acqua il proprio contenuto.

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Greta non basta

Sull’emergenza plastica si è mossa persino Pornhub, declinando la sua battaglia come meglio sa fare girando un video dei suoi sulla spiaggia più sporca del mondo. Ma la questione non riguarda soltanto le coste di mezzo mondo, avvelenate da rifiuti d’ogni tipo: la zuppa, in un modo o nell’altro, è sempre con noi come leggiamo nel libro di Abbing: “Indossiamo vestiti di plastica, coltiviamo campi contaminati dalla plastica, ci avvolgiamo i nostri cibi e le nostre bevande. L’aria che respiriamo ne contiene le polveri e le particelle di plastica penetrano in profondità nei nostri corpo”. Come risolvere la situazione? Chi può (e vuole) cerca di ridurre il proprio cestino di casa, mentre grandi iniziative hanno già preso il largo come la nave raccogli-plastica italiana che navigherà per gli oceani per dare il proprio contributo.

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