Mutui green, perchè il verde conviene ai consumatori (e alle banche)
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Ultimo aggiornamento il 19 novembre 2019 alle 6:25

Mutui green, perchè il verde conviene ai consumatori (e alle banche)

Comprare casa o ristrutturarla pagando tassi più bassi se rispettano severi standard energetici: ecco cosa ci aspetta

La sostenibilità che fa breccia nel cuore di pietra delle banche? Strano a pensarsi. Eppure, persino gli istituti di credito non sono insensibili alla questione del risparmio energetico. Con la benedizione di Bruxelles, sono già 50 quelli dell’Unione che si preparano a rilasciare una serie di strumenti green. Nelle intenzioni, dovrebbero sostenere l’acquisto o la costruzione di edifici residenziali, case monofamiliari e condomini – ma anche immobili commerciali – le cui performance energetiche siano in linea con i requisiti previsti dalla più recente normativa comunitaria. Non solo. Secondo lo schema che circola, sarebbero coinvolti anche gli immobili in fase di ristrutturazione in cui il miglioramento delle performance in termini energetici raggiunga il 30%. I vantaggi ambientali sono noti: abitazioni più efficienti significano meno inquinamento. Ma ci guadagnano anche le banche, che riducono i rischi, e i cittadini, che vedono scendere i tassi.  Vincono tutti in questa rivoluzione, che però ha bisogno di una cabina di regia.

 

Dopo anni di lavori,  è stato annunciato ufficialmente lo sviluppo di un Energy Efficient Mortgage Label per raccogliere e rappresentare in maniera efficace ed unitaria le informazioni statistiche e quantitative per un mutuo “energy efficient”. Un primo passo concreto, ma le difficoltà non mancano. Ne abbiamo parlato con Luca Bertalot, segretario generale di della Emf (European Mortgage Federation).

 

Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay

StartupItalia: Anche le banche pensano verde. Ma che cosa sono questi “mutui green”?

Bertalot: L’idea è molto semplice. Si tratta di proporre un prodotto che stimoli il consumatore a ristrutturare casa propria o a comprarne una offrendo vantaggi se rispetta determinati standard energetici.

 

Perché una banca dovrebbe porsi il problema della sostenibilità?

Un cittadino che migliora la propria abitazione migliora anche dal punto di vista del profilo di rischio. L’abbassamento del costo della bolletta fa sì che abbia più denaro a disposizione per rimborsare il mutuo; ma c’è da considerare anche l’aumento di valore dell’immobile, in caso si arrivasse a doverlo vendere. Trasformato in linguaggio bancario: diminuiscono le probabilità di fallimento del consumatore e quelle di perdita potenziale sull’attivo. Migliorando il rapporto tra valore dell’immobile e mutuo concesso si va anche a mitigare questo rischio. È un progetto difficile e ambizioso, che richiede tempo. Per il momento, stiamo cercando di costruire una serie di precondizioni che permettano alle banche di muoversi in modo omogeneo in tutta l’Unione.

 

Quali sono le difficoltà?

Quella di creare, innanzitutto, una definizione comune. Lo abbiamo fatto, ed è stata ripresa dalla tassonomia pubblicata l’anno scorso dalla Commissione Europea. Non solo. Abbiamo anche proposto di registrare allo stesso modo in tutto il continente i dati relativi ai mutui. Si potrebbe cominciare, ad esempio, inserendo all’interno delle pratiche informazioni fondamentali come anno di costruzione dell’immobile e classe energetica, che a oggi non compaiono.

 

Quanto ci vorrà per trovare allo sportello i nuovi mutui green?

Siamo in fase pilota. Cinquanta istituti di credito europei hanno già aderito al progetto di un percorso comune, e dieci sono italiani. A loro abbiamo chiesto di organizzarsi creando dei national hub col fine di creare sinergie tra banche, istituzioni e filiera. Nel nostro paese si sta creando una cabina di regia partendo dall’ABI, che il mese scorso ha coinvolto il MISE e la Banca d’Italia. Abbiamo, inoltre, avviato due sperimentazioni, una in Scozia e l’altra nella provincia di Trento. Una terra scelta perché vi è ben rappresentata la cultura del manifatturiero, e che, inoltre, vanta una buona presenza sul mercato.

 

Quindi non è ancora possibile sottoscrivere un mutuo green?

In banca, anche in Italia, ci sono già prodotti che rispondono a queste esigenze. Ma non sono ancora quello che noi vorremmo.

 

Il ragionamento delle banche è chiaro. Ma cosa ci guadagna il consumatore?

Ovviamente, il meccanismo non funziona se il consumatore non riscontra un vantaggio. Condizioni convenienti come ad esempio tasso più basso dato il profilo di rischio più basso, o un tasso variabile che scende progressivamente, man mano che avanzano i lavori di efficientamento. Ma il nostro sogno è rendere le banche un collettore di informazioni su tutte le agevolazioni spesso sconosciute. In questo scenario, quando il cliente si reca nell’istituto di credito, il consulente sarà pronto a spiegargli quali sono gli incentivi statali, regionali o comunali per rifare il tetto o montare pannelli solari. Una rivoluzione di filiera con il consumatore al centro. La banca non è altro che uno degli ingranaggi di questo sistema. E se il sistema funziona, i benefici arriveranno a tutti. Il nostro progetto è un tassello importante della Capital Market Union, che vuole migliorare la trasmissione degli impulsi finanziari all’economia reale. Come nel caso dei mutui,  tramite cui, dai mercati internazionali, si arriva fino alle case di ogni singolo cittadino.

 

Diamo qualche numero. Quante case da rinnovare ci sono in Europa?

Nell’Unione ci sono 220 milioni di abitazioni che devono essere ristrutturate, una sfida enorme, e la decisione se farlo o meno è essenzialmente microeconomica. Chi deve decidere se comprare un sofà nuovo o rifare il tetto, sceglie la prima se non percepisce un vero vantaggio nel medio e lungo periodo. Per questo, bisogna rivoluzionare la mentalità: non devono cambiare solo le banche, ma anche, ad esempio, le società elettriche, che devono offrire contratti vantaggiosi a chi usa energia sostenibile. E poi gli idraulici, che devono rilasciare le certificazioni energetiche per gli scaldabagno perché con quelle si può andare in banca e chiedere un tasso migliore. Infine i cittadini, che quelle certificazioni devono chiedere.

 

Manca, però, uno standard comune, chiarezza sui requisiti e su chi fa le certificazioni.  

È un problema rilevante, perché i processi di valutazione di un mutuo sono diversi da paese a paese. Per parte nostra, stiamo cercando di chiedere a tutti i national hub di trovare la soluzione più performante per la propria realtà nazionale tenuto conto di fattori specifici come le condizioni climatiche. Perché creare servizi finanziari che possano accompagnare i cittadini in tutti gli stati dell’UE, consentendo loro, ad esempio, di vivere in Italia e comprare casa in Belgio, è uno degli scopi dell’Unione Europea.

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