Bio-on, Unicorno green in procura. Che cosa è successo
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Ultimo aggiornamento il 6 dicembre 2019 alle 10:53

Bio-on, Unicorno green in procura. Che cosa è successo

Era la stella del listino AIM: arrivata in Borsa con un valore di 5,18 euro per azione, il titolo era arrivato a valerne quasi 70

Ci sono, come racconta bene Simone Borghi su Finanza on line, società specializzate nel cercare aziende mal gestite, con i conti in disordine quando non addirittura in odore di frode, per portare la vicenda a conoscenza dell’opinione pubblica. È uno sporco lavoro – si dice così, no? –  ma qualcuno deve pur farlo. Sorta di odierni bounty killer, questi cacciatori di taglie delle Borse valori intervengono laddove le autorità di controllo e la giustizia, civile e penale, hanno fallito o non sono ancora approdate. Arrivano meglio, arrivano prima.

Il cacciatore di taglie sulle tracce di Bio-On

Quintessential Capital Management è tra queste. Guidata da un italiano, Gabriele Grego, ha sede a New York. Non è una charity: non fa, cioè, beneficenza. Proprio come i cacciatori di taglie di una volta, che, compiuta l’opera, si presentavano dallo sceriffo a riscuotere il dovuto, l’hedge fund, che gestisce un portafoglio di piccole dimensioni da meno di 500 milioni di dollari e dà lavoro a 3 dipendenti negli USA più due nel back office a Tel Aviv, guadagna scommettendo contro i titoli di volta in volta oggetto delle proprie “attenzioni particolari”. E lo fa, naturalmente, quando ancora nulla lascia sospettare la deflagrazione in arrivo.

 

Un’operazione ad alto rischio, i cui profili giuridici si collocano a cavallo tra le legislazioni e che richiede conoscenze tecniche, una rete sempre aggiornata di contatti e relazioni per avere le “imbeccate” giuste, e una buona dose di fiuto. Quello che è certo è che QCM, di solito, ci prende. Come nel caso della greca Folli Follie, affossata quando Grego, italo-israeliano con un passato nel reparto demolizioni dei paracadutisti dell’esercito mediorientale e studi in USA e UK, scoprì che dichiarava 630 punti vendita, ma ne controllava realmente solo 289. Conseguenze? Crollo del titolo, revocato dalla borsa greca. O come la canadese Aphria, attiva nel business della cannabis: licenziamento di tutto il consiglio di amministrazione.

 

Questa volta a finire nel mirino di Quintessential è stata un’italiana, la startup green Bio-on, stella del mercato AIM (quello riservato alle piccole aziende) le cui azioni, approdate in Borsa a 5,8 euro nel 2014, nel giro di quattro anni sono giunte a sfiorare i 70 euro (novembre 2018), assestandosi nell’ultimo periodo tra i 50 e i 60. L’unicorno bolognese del Pha polimerico – la cosiddetta “plastica verde” – era arrivato a valere 1,1 miliardi realizzando un prodotto, a proprio dire, biodegradabile a partire da una particolare lavorazione della canna da zucchero. Pretese ambiziose, secondo il fondo americano.

Le accuse

È andata diversamente, pare. Nel luglio 2019 un video pubblicato su YouTube dava conto della dettagliata inchiesta condotta da Quintessential. “Scienza improbabile, mancanza di produzione su scala industriale, contabilità irregolare, precarietà finanziaria – chiosa l’hedge sfoggiando ampia documentazione – Bio-on ci appare come un sistema per arricchire il management a spese degli azionisti, con vendite e crediti in buona parte “circolari” (cioè vantati nei confronti di società controllate dal gruppo, quindi sostanzialmente irrilevanti, ndr). QCM  – si precisa – ha inviato una copia di questo rapporto e dei relativi documenti alle autorità italiane ed europee di competenza”.

 

In sostanza, quindi, secondo la tesi dell’accusa ci sarebbero forti dubbi sulla tecnologia: per dirimerli sono stati chiamati in causa i massimi esperti del settore, che parlano di ritrovati noti da tempo spacciati per innovazioni esclusive (Bio-on è una Intellectual Property Company che concede i propri brevetti in licenza) e la cui ecologia è, ad ogni modo, ancora tutta da dimostrare. Anche i costi di produzione, secondo il report, sarebbero fino a otto volte superiori a quelli di concorrenti già falliti, rendendo il business insostenibile; gli stabilimenti, infine, sarebbero ancora in costruzione. Non solo.

 

Quintessential avrebbe individuato uno schema che comprende pagamenti a un sistema di “scatole vuote” riconducibili alla società, aziende con stesso domicilio fiscale e spesso anche stesso board della capofila. A gonfiare il valore del titolo, sostiene Grego, una serie di comunicati stampa che avrebbero annunciato in pompa magna partnership in realtà ancora da perfezionare.

 

 

Bio-on, la discesa comincia ad agosto

Il report “Una Parmalat a Bologna” preparato da QCM denuncia una contabilità che presenta “serie irregolarità” nonostante i bilanci di Bio-on siano stati revisionati da Ernst&Young, come dichiarato dai soci.

 

Il caso scuote da subito i mercati finanziari. Bio-on reagisce alle accuse, e parte un botta e risposta che resta, però, confinato nel perimetro dei media di settore. Il fondatore e presidente Marco Astorri, infatti, non ci sta: denuncia un conflitto di interessi, e replica con un esposto in relazione ai reati di market abuse potenzialmente perpetrati da QCM. L’hedge fund, peraltro, aveva dichiarato esplicitamente che l’operazione di disclosure non era certo disinteressata.

 

Mercoledì 23 ottobre mattina la svolta. La Procura della Repubblica di Bologna dispone gli arresti domiciliari per Astorri, e misure interdittive nei confronti del socio Guy Cicognani (vice presidente) e di Gianfranco Capodaglio, presidente del collegio sindacale. L’inchiesta vede complessivamente indagate nove persone, tra cui il direttore finanziario. Sotto sequestro beni per 150 milioni di euro, mentre  la Guardia di Finanza esegue perquisizioni in Emilia Romagna, Lombardia e Lazio. Le accuse? Falso in bilancio e manipolazione del mercato, sostanzialmente quelle di Quintessential.

 

I dettagli dell’operazione della Gdf sono stai illustrati ieri nella sede del comando provinciale della Gdf, alla presenza del procuratore di Bologna Giuseppe Amato. Gli inquirenti hanno parlato di ricavi “non veritieri per tempistiche e modalità di realizzazione” iscritti a bilancio dal 2015 al 2018 e parte dei ricavi generati dalla cessione di licenze a due joint venture contabilizzate nel 2018 che, a quanto pare, erano «frutto di operazioni fittizie”.

 

Quella utilizzata dal presidente del Cda di Bio-on, Marco Astorri, si legge nell’ordinanza firmata dal gip del capoluogo felsineo Alberto Ziroldi, sarebbe stata una strategia comunicativa “roboante, ammiccante e ottimisticamente proiettata verso obiettivi sempre più significativi che sottaceva alcuni dati di fondo sviluppati dall’attività di indagine” e sarebbe sfociata nella creazione di aspettative di crescita-espansione irrealistiche,  influenzando significativamente in positivo l’andamento del titolo. Una condotta capace di generare anche vantaggi economici per i soci, anche attraverso la cessione di warrant legati al titolo.

 

Il titolo di Bio on è stato sospeso: le azioni erano già crollate a 10,4 euro, con il valore della società precipitato a 200 milioni. Ora si teme anche per i 100 dipendenti.

 

Dettori (Primo Miglio Sgr): “No contraccolpi su venture capital, ma stupisce non fosse venuto fuori nulla”

Questo quanto si sa finora. Ci saranno contraccolpi nel mondo degli investimenti in venture capital, dal momento che Bio-on è considerata un’azienda altamente innovativa ed esponente di spicco del segmento delle startup? “In realtà Bio-on non ha raccolto venture capital – spiega Gianluca Dettori, executive chairman di Primo Miglio – Sgr. “Il contraccolpo, probabilmente, si avrà sull’AIM, dato che era la società più capitalizzata di quel listino“. Ma, chiediamo ancora, c’è davvero bisogno di un hedge fund americano per capire quello che sta succedendo dietro la cortina delle dichiarazioni di società quotate? “Quintessential ha svolto un lavoro molto approfondito di analisi, ricerca e due diligence – continua Dettori – Determinate affermazioni si fanno solo quando si è estremamente sicuri del materiale raccolto. Certo, stupisce che fino a oggi non fosse mai emerso nulla. Se le accuse venissero confermate, sarebbe una frode bella e buona”.

La replica di Bio-on

Contattata da StartupItalia, l’azienda bolognese non ha rilasciato, per ora, dichiarazioni. Nei giorni scorsi ha respinto in toto le accuse. “Bio-On ha sempre effettuato comunicazioni improntate al massimo scrupolo, annunciando esclusivamente accordi effettivamente conclusi e supportati da documentazione puntualmente messa a disposizione delle competenti Autorità – recita l’ultima nota emessa –  Se qualche progetto è incorso in qualche ritardo nei tempi di realizzazione, come fisiologicamente può accadere vista l’innovatività della tecnologia proposta e i diversi elementi che possono concorrere alla definizione delle strategie e delle priorità delle controparti, la Società ha sempre diligentemente provveduto a informare il mercato attraverso la documentazione depositata in accompagnamento ai bilanci”.

(6 dicembre 2019: il nome corretto è Gabriele Grego e non Gianluca Grego, come riportato in precedenza. Ce ne scusiamo, AP)

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