Vaia, da tempesta a startup. Gli alberi spazzati via diventano uno stereo
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Ultimo aggiornamento il 28 ottobre 2019 alle 8:44

Vaia, da tempesta a startup. Gli alberi spazzati via diventano uno stereo naturale

La realtà trentina ha creato una cassa con larici e abeti. «Perché chiamarci come la tempesta? Da una cosa negativa può nascere una cosa positiva»

Ha preso lo stesso nome della tempesta che si è abbattuta sul Trentino nell’ottobre del 2018, quella che ha abbattuto quasi 43mila ettari di foresta, perché Vaia – così si chiama questa startup – ha scelto di utilizzare lo stesso legname di larici e abeti feriti, simbolo di distruzione, per creare un simbolo di speranza e rinascita. Esorcizzando un demone che, nel profondo Nord Est, fa ancora paura e ha lasciato una ferita profonda. Cosa ha creato questa giovane realtà? Una piccola cassa che amplifichi musica e podcast dagli smartphone. Basta appoggiarli nella fessura ricavata grazie alla maestria di un felegname. «Abbiamo scelto di chiamarci con lo stesso nome della tempesta perché, ne sono convinto, vogliamo fare capire che da una cosa negativa può nascere una cosa positiva». Le parole sono di Federico Stefani, il fondatore di Vaia, proprio il giorno della presentazione di questo stereo naturale a Pergine Valsugana.

Vaia: la storia

«Pensando alla cassa Vaia non volevamo soltanto ricreare un oggetto votato all’economia circolare – ha spiegato Federico a StartupItalia – l’obiettivo era realizzare un oggetto di design che custodisse una storia». Quella in questione, racconta di un dramma finito sulle pagine di tutti i giornali nell’autunno dello scorso anno, quando la tempesta Vaia – che riguardò tutto il Nord-Est – ha distrutto il 3% della superficie forestale del Trentino.

Secondo le stime, furono 8,5 i milioni di metri cubi di legname abbattuti da vento e pioggia. Federico, che ora lavora a Bruxelles dentro la NATO, ci ha raccontato la tristezza di quei giorni: «Ero a Ferrara per scrivere la mia tesi: per tre giorni non ho potuto contattare i miei famigliari. Quando sono tornato, non c’era più un albero in piedi attorno alla mia casa».

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In Trentino le reazione della cittadinanza fu immediata: in tantissimi si rimboccarono subito le maniche per ripulire strade e vie di collegamento da quella montagna di legno. Mentre i giornali titolavano sulla strage dei pini e degli abeti, Federico ha iniziato a pensare a come riutilizzare quel legno perché una triste pagina di cronaca potesse tramutarsi in un’opportunità per l’economia locale.

Maestranze locali

«Vaia è stata realizzata da artigiani e falegnami locali – spiega il fondatore – e vorremmo coinvolgere sempre più professionisti delle nostre terre. La nostra è come una metafora: una cassa attraverso la quale amplificare il grido di aiuto della natura e mantenere alta l’attenzione sul cambiamento climatico».

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Per mettere in piedi la sua startup, Federico ha coinvolto anche Paolo e Giuseppe con i quali ha aperto un mutuo. «Tante persone credono in noi e rendono possibile tutto questo. Sapevamo che c’erano già prodotti simili per riprodurre la musica senza elettricità – precisa – e per questo volevamo trovare un segno distintivo». L’ispirazione è venuta al falegname che ha aiutato i giovani a realizzare gli esemplari finora disponibili. «Un giorno, camminando nel bosco – ricorda il giovane – questo signore si è fatto male alla caviglia. In quel momento si è soffermato sugli alberi rotti intorno a lui. Da lì l’idea di colpire con l’ascia il prototipo di Vaia seguendo proprio i segni della rottura del legno». E infatti ogni modello è un oggetto unico grazie al taglio che ferma sul legno l’instante della distruzione.

Chi sostiene il legno di Vaia?

«La cassa Vaia è il nostro primo prodotto. Magari un domani potremo utilizzare le materie prime di un luogo colpito da calamità per fare qualcosa di simile». La storia di questa startup è la dimostrazione di quanto sia possibile (e necessario) valorizzare un patrimonio naturale tanto pregiato, quanto a rischio spreco. Per questo l’associazione non profit PEFC (Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale) ha fatto appello agli organizzatori delle Olimpiadi che l’Italia è chiamata a organizzare nel 2026.

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«I lavori necessari per i Giochi invernali Milano-Cortina siano fatti con il legno della Filiera Solidale», ha chiesto il vicepresidente Francesco Dellagiacoma, riferendosi proprio al sistema che non si è rassegnato all’abbandono di quel tesoro fatto di abeti, larici e pini. «Abbiamo sollecitato su questo tema i sindaci di Milano e Cortina, i presidenti delle Regioni e le Pubbliche Amministrazioni interessati: aderire alla nostra proposta significherebbe costruire una manifestazione sostenibile e solidale e dare un segnale forte alle imprese». In attesa del 2026, è grazie a Vaia – la startup – che Vaia – la tempesta – non sarà più ricordata soltanto per la tragedia ambientale.

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