CONOU, così si risparmia sull'import di petrolio rigenerando oli usati
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Ultimo aggiornamento il 22 novembre 2019 alle 11:06

CONOU, così si risparmia sull’import di petrolio rigenerando oli usati

Nel 2018 il Consorzio ha permesso di rigenerare oltre 187.000 tonnellate con 3 miliardi di euro risparmiati sull'acquisto di greggio

Sono oltre 187.000 le tonnellate di oli usati raccolti e rigenerati durante il 2018, in crescita del 2,7% rispetto al 2017. Un risparmio sulla bolletta energetica nazionale di 85 milioni di euro. I dati emergono dal Rapporto di Sostenibilità 2018 del Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli usati (CONOU), redatto da Deloitte e presentato durante Ecomondo, la Fiera dell’economia circolare di Rimini appena conclusa.

Prosegue il trend positivo, in crescita, che ha caratterizzato l’attività del Consorzio degli ultimi anni, con la produzione, nel 2018, di 123 mila tonnellate di basi rigenerate e 42 mila tonnellate di altri prodotti. Un processo di economia circolare che ha coinvolto il 100% del raccoglibile, affermandosi record europeo.

Cosa è e cosa fa il CONOU

Operativo dal 1984, il CONOU è stato il primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta differenziata e alla rigenerazione di oli usati. Rifiuti classificati come pericolosi e che, se eliminati in modo scorretto, o impiegati in maniera impropria, possono trasformarsi in agenti estremamente inquinanti (basti  pensare che, se versati in acqua, 4 chili di olio usato possono inquinare una superficie grande come un campo di calcio).

Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa economica per il nostro Paese, perché può essere rigenerato, tornando a nuova vita con caratteristiche simili a quelle del lubrificante da cui deriva.

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“Il Consorzio in Italia è nato con il decreto del Presidente della Repubblica n.691 del 1982, in ottemperanza alla direttiva comunitaria 75/439 – ha spiegato il presidente Paolo Tomasi – Anche se, nel nostro Paese, la tradizione di recupero di oli usati era già affermata a partire dal dopoguerra. In 35 anni di attività, il 99% dell’olio raccolto dal CONOU è stato classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, mentre l’1% è stato avviato a combustione. Solo una frazione molto piccola, in quanto irrimediabilmente inquinata, è stata termodistrutta”.

 

Fanno parte del Consorzio le imprese che producono, importano o mettono in commercio oli base vergini; quelle che rigenerano oli base; le aziende che recuperano e raccolgono oli usati e, infine, quelle che effettuano la sostituzione e la vendita degli oli lubrificanti.

L’attività chiama in causa, quindi, una fitta rete di attori, e opera attraverso due imprese della rigenerazione e 69 aziende dedite alla raccolta le quali, con proprio automezzi, raccolgono gli oli usati e li stoccano nei depositi. Il servizio di raccolta è gratuito per il produttore di lubrificanti usati non inquinati da altre sostanze.

“In 35 anni di attività, il Consorzio ha raccolto circa 6 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato, di cui 5.1 milioni di tonnellate sono state avviate a rigenerazione. Il riutilizzo dell’olio lubrificante usato ha consentito un risparmio complessivo sulle importazioni di petrolio pari a 3 miliardi di euro“, ha affermato il presidente.

Il Rapporto di Sostenibilità 2018

I dati del Rapporto di Sostenibilità redatto da Deloitte sono il risultato d’insieme delle attività delle singole imprese che fanno parte della filiera. Secondo quanto emerso, a parità di quantità prodotte, il sistema di rigenerazione, rispetto a quello di produzione di basi lubrificanti vergini, nel 2018 ha permesso il taglio di 74mila tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti in atmosfera. In termini di consumo di acqua, il risparmio è stato di 120 milioni di metri cubi, mentre, per quanto riguarda le materie fossili e minerali necessarie per il processo di rigenerazione, se ne sono risparmiate 237mila tonnellate.

Paolo Tomasi

In termini di raccolta, è stato recuperato circa il 47 % dell’olio immesso al consumo, di cui il 100% è stato rigenerato (risultato reso possibile anche grazie all’evoluzione tecnologica delle raffinerie). Ma tra le problematiche che il CONOU si trova a dovere fronteggiare, c’è quella del contenuto crescente di silicio nell’olio usato, con i conseguenti impatti negativi sul processo della rigenerazione.

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“La strada dell’economia circolare si presenta come l’unica via possibile per tradurre in concreto i principi della sostenibilità economica e ambientale – ha commentato il presidente Tomasi – Il nostro Rapporto è la dimostrazione di come un’organizzazione di filiera efficiente con un profondo radicamento territoriale, insieme a competenza, innovazione e sviluppo tecnologico, possa raggiungere risultati di eccellenza che fanno del nostro Paese un riferimento in Europa”.

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