MarinaTex, la bioplastica fatta con gli scarti del pesce - Impact
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Ultimo aggiornamento il 9 dicembre 2019 alle 9:50

MarinaTex, la bioplastica fatta con gli scarti del pesce

È il progetto di Lucy Hughes, studentessa 24 enne dell’Università del Sussex nel Regno Unito, vincitrice dell'International James Dyson Award 2019

Nel meraviglioso ciclo naturale della vita e nel suo continuo rigenerarsi si colloca anche l’uomo, che può scegliere se rispettare o danneggiare l’ecosistema di cui fa parte. Se mari e oceani accolgono loro malgrado la plastica che gettiamo, c’è anche chi dal mare fa nascere un materiale che non ha nulla in comune con la plastica se non il suo possibile utilizzo, diventando un’alternativa completamente naturale perché parte dai rifiuti organici di pesci e alghe. Lo ha inventato – ma anche scoperto – Lucy Hughes, studentessa 24 enne dell’Università del Sussex nel Regno Unito, vincitrice della quindicesima edizione dell’International James Dyson Award 2019, grazie al quale ha fatto conoscere il suo progetto.

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Lo smaltimento dei rifiuti non riguarda solo la plastica ma anche ciò che resta dalla trasformazione delle materie prime, anche di origine animale. Gli scarti della lavorazione del pesce (che comprendono frattaglie, sangue, conchiglie e squame) finiscono in discarica ma sono anche ricchi di proteine forti e flessibili, perfetti per diventare qualcos’altro.

Come nasce MarinaTex, bioplastica che contiene scarti di pesce e agar

È nata così MarinaTex, bioplastica generata dai resti normalmente destinati a discarica o inceneritore, e alghe rosse, una risorsa naturale locale che fa da legante organico perché contiene agar, agente gelificante che forma una struttura 3D ed è molto efficace per trattenere le molecole d’acqua e per fungere da impalcatura per le proteine. Si tratta di un materiale in fogli flessibili e traslucidi, ideali per la produzione di imballaggi monouso che però non ci sono somiglianze tra la plastica tradizionale e MarinaTex. Sono le alghe rosse a legare le proteine estratte dagli scarti del pesce: MarinaTex è caratterizzato da solidi legami molecolari che le conferiscono resistenza ma allo stesso tempo flessibilità. Si biodegrada dopo 4-6 settimane, è adatto al compostaggio domestico e non rilascia sostanze tossiche, eliminando così il problema dell’organizzazione dell’eventuale smaltimento del rifiuto attraverso strutture pubbliche.

 

 

La sua produzione è poco energivora, perché richiede temperature al di sotto dei 100 gradi. Sfruttando gli scarti dell’industria della pesca, MarinaTex chiude il ciclo di vita del prodotto e lo immette in un nuovo ciclo di vita. Secondo Lucy, un merluzzo bianco atlantico potrebbe generare rifiuti organici sufficienti per produrre 1400 sacchi di MarinaTex: per perfezionare il materiale e il processo di produzione sono stati necessari oltre 100 esperimenti diversi, la maggior parte dei quali avvenuti sulla stufa della cucina dell’alloggio per studenti.

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Con la somma della vincita del James Dyson Award – 30 mila sterline – Lucy Hughes ora punta a commercializzare in modo sostenibile la sua invenzione, investendo il premio in ulteriori ricerche per portare MarinaTex a diventare una risposta globale al problema dell’eccesso di rifiuti di plastica nell’ambiente sfruttando soluzioni locali.

Tra le novità anche Afflo per gli asmatici e Gecko Traxx per chi vive in sedia a rotelle

 

 

Il premio, indetto da Dyson Institute of Engeneering and Technology, la James Dyson Foundation e il James Dyson Award per sostenere gli aspiranti ingegneri e incoraggiarli ad applicare le loro conoscenze teoriche e scoprire nuovi modi per migliorare le vite attraverso la tecnologia, ogni anno attira studenti inventori e futuri ingeneri di 27 nazioni. Tra questi è stata selezionata anche l’idea di Anna Bernbaum Dyson School of Dyson Engineering, Imperial College London (UK) che ha ideato Afflo, un dispositivo indossabile, dotato di intelligenza artificiale e in grado di monitorare i sintomi asmatici fino a predire gli attacchi, consentendo così agli utenti di prendere decisioni basate sui dati emersi dal dispositivo. Ma c’è anche Ryan Tilley della RMIT University di Sydney con Gecko Traxx, un accessorio per le ruote della sedia a rotelle facilmente utilizzabile che consente il “fuoristrada” su sabbia e ghiaia, in totale indipendenza.

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