Troppa CO2 negli acquisti? La carta di credito si blocca
single.php

Ultimo aggiornamento il 13 dicembre 2019 alle 11:55

Troppa CO2 negli acquisti? La carta di credito si blocca

L'idea di una startup svedese, che adesso vuole espandersi in Europa

Fare la spesa e, assieme al conto, in euro, ricevere quello (sostenibile) in anidride carbonica. Chi sbaglia? Paga. O meglio, risparmia. In tempo di dibattiti sul climate change anche uno strumento di pagamento può servire a creare la consapevolezza che spesso manca. I consumatori, però, stanno diventando più attenti.

 

L’idea è qualla di una speciale carta di credito. Si chiama DO Black, nasce a Stoccolma dalla startup fintech Doconomy.  Semplice il funzionamento. Il sistema, in pratica, verifica l’impronta di carbonio dello shopping appena effettuatoe, quando l’utente si presenta alla cassa, implacabile, emette la sentenza: transazione approvata o rifiutata.

 

 

Fondata nel 2018 da Johan Pihl and Mathias Wikström, Doconomy si è posta l’obiettivo di rendere il banking eco-friendly e di insegnare ai consumatori a riconoscere l’impatto che il proprio stile di vita ha sulla salute del pianeta. “Invece di introdurre una carta premium con vantaggi che in genere incoraggiano a fare altri acquisti  – spiega a StartupItalia il responsabile delle comunicazioni Masse Benesch – DO Black ha una sola caratteristica essenziale: un limite in carbonio”.

 

La carta è operativa dall’estate scorsa in Svezia. “Ma entro il 2020 abbiamo in programma di portare il progetto oltreconfine” rivela il manager.  La scommessa è che nel giro di qualche anno l’esempio nordico sarà seguito anche dai grandi player di settore. Il progetto ha, infatti, appena ricevuto l’appoggio di Mastercard, che ha investito in equity, e incassato il placet addirittura di Patricia Espinosa, Segretario Esecutivo delle Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.

 

 

Radical chic o necessità?

Una carta di credito che traccia le emissioni e impedisce di fare acquisti quando si supera il limite può sembrare una scelta estrema e un po’ radical chic. Ma, secondo i fondatori, è solo una delle tante azioni quotidiane necessarie a far fronte a un’emergenza globale. Da subito.

 

“In un certo senso, stiamo cercando di aggiungere una nuova dimensione da prendere in considerazione quando compriamo qualcosa, oltre naturalmente a qualità e prezzo” spiegava tempo fa Wikström in un’intervista a Forbes. “Questa dimensione è l’impatto ambientale dei nostri acquisti. Ci sono molti grandi marchi che sono ansiosi di agire in questo senso: pensiamo, per esempio, a quanto sta facendo Patagonia”. Il riferimento non è casuale. L’azienda americana è stata la capofila di un movimento che della sostenibilità ha fatto una bandiera, dimostrando che si può fare impresa superando la logica del profitto come fine a se stesso e, anzi, interagendo con la propria comunità. Sono tanti i micro-progetti finanziati.

 

DO Black è basata su Åland Index, altro servizio offerto da Doconomy. Si tratta di uno strumento che consente di verificare l’impatto climatico di ogni transazione. Presentato in questi giorni al Cop 25 di Madrid, Åland Index è rivolto agli operatori bancari, che possono integrarlo nei propri mezzi di pagamento per portare il consumatore a prendere gradualmente consapevolezza dell’impatto delle proprie decisioni di acquisto. Alla realizzazione ha collaborato il gigante Standard&Poor’s. Un altro segnale dell’attenzione crescente che il mondo della finanza ha cominciato a riservare all’ambiente.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter