A Dubai arrivano i droni a piantare un milione di alberi - Impact

Ultimo aggiornamento il 22 gennaio 2020 alle 5:28

A Dubai arrivano i droni a piantare un milione di alberi

È la promessa dell'imprenditore Rashid Al Ghurair e di una Dubai innovativa e capace di creare soluzioni per il futuro e che guardino anche all'ambiente

Non c’è giorno in cui non si parli di emergenza ambientale. Basta accendere la tv o scrollare i nostri cellulari per avere idea di ciò che sta avvenendo, in Australia e non solo. Possiamo fare qualcosa?

Certo che possiamo. Arginare il problema si può, eccome. C’è chi sta pensando ai rimedi e poi c’è chi è passato già all’atto pratico, in chiave anche molto ma molto tech.

© Foto di Corinna Behrens da Pixabay

Da Dubai arriva l’idea di piantare un milione di alberi grazie ai droni.

L’intuizione è di Rashid Al Ghurair, da oltre 10 anni nel commercio di petrolio e gas e appassionato di tecnologia. Il progetto, unico nel suo genere, riguarda lo sviluppo di droni speciali supportati da una sofisticata tecnologia di back-end capace di far piovere dal cielo una grossa quantità di semi in alcune aree appositamente mirate.

Semina dall’alto?

I droni scansionano delle potenziali aree utilizzando algoritmi che identificano la topografia adatta e altri parametri come la velocità del vento, la sua direzione e il grado di umidità. In seguito, queste informazioni vengono trasmesse a un cloud che, tramite l’intelligenza artificiale, crea una mappa in tempo reale indicando le posizioni ideali di caduta dei semi.

Fantastico, no?
Riassumendo, i droni selezionano la posizione migliore per la germinazione dei semi, li propagano e tornano per monitorare i loro progressi.

L’intenzione di Rashid e del suo team è di piantare un milione di alberi negli Emirati Arabi Uniti entro i prossimi due anni. Una sfida non impossibile per lui che non è nuovo all’ambiente tech.

Laureatosi alla Suffolk University di Boston, Rashid è cresciuto in una delle più importanti famiglie di imprenditori di Dubai ricoprendo un’importante ruolo nella compagnia. Nel 2018, ha deciso di trasformare il settore petrolifero con la sua startup da 100 milioni di dollari, Cafu: una rivoluzione racchiusa in un’app tramite cui l’azienda si occupa di consegnare carburante agli automobilisti, ovunque si trovino e in qualsiasi momento.

Premiata nel 2019 a Dubai per essere la migliore piattaforma che utilizza l’IA nel settore energetico, la startup collabora da mesi con esperti di suolo, piante e droni. Nel dicembre 2019, la società si é già adoperata in proposito lanciando un progetto pilota che ha letteralmente lanciato dal cielo 4.000 semi a Sharjah, capitale di uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti. Ed ora la nuova ambiziosa sfida.

“Dopo aver visto gli effetti devastanti degli incendi in Amazzonia l’anno scorso, ho iniziato a chiedermi se ci fossero modi per sfruttare la tecnologia per affrontare questo problema”, ha dichiarato in un’intervista Rashid Al Ghurair.

Ecco perché sarebbe davvero un’ottima idea

Rinfreschiamoci la memoria.
Nel 2019 sono andati in fumo più di 20 milioni di ettari di foreste, di cui circa 12 milioni solo in Amazzonia, 27.000 nel Bacino del Congo, oltre 8 milioni nell’Artico, 328.000 tra foreste e altro in Indonesia. E per quanto riguarda l’Australia sono 8,4 milioni gli ettari bruciati.

Devastazione di habitat naturali, danni al bestiame e alla fauna selvatica: sono solo alcune delle conseguenze. Le foreste annientate, infatti, svolgono un ruolo di adattamento al riscaldamento globale e assorbono un’enorme quantità di anidride carbonica.

Basti pensare che, secondo quanto riporta il Mit di Boston, i roghi che stanno mettendo in ginocchio l’Australia avrebbero già prodotto 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica, quantità pari a quanta ne emettono in un anno più di 110 nazioni.

“Con il cambiamento climatico che è già una realtà, crediamo che come azienda abbiamo una maggiore responsabilità di svolgere un ruolo nella fornitura di soluzioni”, ha dichiarato Rashid Al Ghurair evidentemente consapevole delle conseguenze ambientali dell’azienda di famiglia.

L’iniziativa araba, insomma, si presenta anche in chiave di responsabilità sociale. “Continuando a sperimentare, fallire e avere successo, troveremo il modo migliore per farci germogliare un milione di semi”, ha aggiunto.

Rashid, però, non parla di semi qualunque

I semi che sta lanciando dal cielo sono di un albero particolare: l’albero di Ghaf. Simbolico per gli Emirati Arabi Uniti e dichiarato albero nazionale dal 2008, è stato utilizzato storicamente come riparo dal sole per diverse comunità tribali. Oltre all’ombra, forniva anche cibo e sostentamento economico: la corteccia, infatti, può essere macinata per produrre farina, il suo legno fornisce combustibile e la sua resina può essere utilizzata per coloranti e medicine contro reumatismi e morsi di scorpione o serpente. In più, è in grado di assorbire fino a 34,65 kg di anidride carbonica per albero.

E non è finita: il Ghaf richiede pochissima acqua, le sue radici scavano fino a 80 metri di profondità e legano letteralmente il terreno insieme mantenendo intatti gli ecosistemi del deserto. Un problema, tuttavia, c’è: solo un seme su 5.000 ce la fa a diventare albero.

Tornando ai droni, il loro compito è di seminare in aree dove è più probabile che il vapore venga condensato in acqua, luoghi, insomma, dove i semi dell’albero possono avere più probabilità di successo.

“Siamo orgogliosi di lanciare questa iniziativa, per ridurre i livelli di anidride carbonica dal nostro ambiente diretto. Il Ghaf è originario di questa regione e la nostra missione di piantare un milione di alberi riflette la filosofia di Dubai non solo di essere innovativa, ma di costruire soluzioni per le generazioni future”, ha dichiarato.

Ora, per questa startup di successo è il momento di esplorare altre zone in tutti gli Emirati per capire quali ottengono le migliori percentuali di successo ed identificare la migliore data di rilascio.”Ci vorranno 15 anni perché questi alberi crescano dai quattro ai sei metri, quindi, sarà un lavoro a vita”, ha detto Al Ghurair.

In caso di successo, Al Ghurair ha anche affermato che sarebbe persino disposto a esternalizzare il progetto gratuitamente in aree che sono state devastate dai recenti incendi, come l’Amazzonia e l’Australia.

Si, gratuitamente.
Beh, che dire?! Nulla se non augurare il meglio a questo fantastico progetto.

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