Ultimo aggiornamento il 23 Gennaio 2020 alle 6:30
Dalle rane robot immortali per ripulire gli oceani
Fatti da cellule viventi, non inquinano e si autoriparano. Se ingeriti, potrebbero anche "consegnare" farmaci nel nostro corpo
Xenobot è il nome di un nuovo micro-robot creato utilizzando soltanto embrioni di rana. L’idea è stata di Josh Bongard, informatico ed esperto di robotica dell’Università del Vermont, negli Stati Uniti, e di Michael Levin, scienziato esperto di biologia. Tra le varie applicazioni di questa nuova tecnologia gli studiosi suggeriscono un ruolo contro l’inquinamento da microplastiche che avvelena mari e oceani. L’obiettivo è ambizioso: un esercito di questi millimetrici robot viventi potrebbe dare il proprio contributo nella raccolta di tonnellate di rifiuti?
Il lavoro fatto su Xenobot è stato anche pubblicato sul sito specializzato Pnas, dove si spiega che oltre a utilizzare queste macchine microscopiche nel settore ambientale, non è escluso un impiego anche in ambito sanitario e farmaceutico.«La maggior parte delle tecnologie sono fatte di acciaio, prodotti chimici e plastica, materiali che si degradano nel tempo e possono danneggiare l’ambiente e la salute – hanno scritto gli autori della ricerca nella presentazione del loro lavoro – Sarebbe dunque utile costruire sistemi che utilizzano materiali in grado di rinnovarsi da soli e biocompatibili. I candidati ideali sono gli stessi esseri viventi».
Le caratteristiche di Xenobot lo rendono un robot intelligente, in grado di visualizzare un bersaglio e catturarlo, come per esempio un piccolo frammento di plastica galleggiante nell’oceano. L’immortalità sarebbe poi garantita dalla capacità del sistema di autoripararsi se danneggiato, come si vede nelle immagini pubblicate sul profilo Twitter di Bongard. Insomma, grazie a embrioni delle rane avremmo in mano una tecnologia in grado perfino di «consegnare in sicurezza determinati farmaci all’interno del corpo umano». Bisognerà comunque attendere prima di capire se questa tecnologia può essere messa in commercio. Nel frattempo abbiamo già trovato un’altra creatura da inserire nella lista degli esseri più strani.
Introducing computer-designed organisms.
Our new study out this week in PNAS.
w/ @drmichaellevin, Douglas Blackiston, and @Kriegmerica pic.twitter.com/qBjeqMkFBA
— Josh Bongard (@DoctorJosh) January 13, 2020