La cantante Giorgia diventa tartaruga nel cartoon di Greenpeace

Ultimo aggiornamento il 17 gennaio 2020 alle 12:27

La cantante Giorgia diventa tartaruga nel cartoon di Greenpeace

Un cortometraggio con doppiatori d'eccellenza. Cambiamenti climatici e trivellazioni mettono a rischio la vita negli oceani

Sei specie di tartarughe marine su sette sono a rischio estinzione. Si chiude così un cortometraggio realizzato da Greenpeace per denunciare l’emergenza che riguarda gli animali nei nostri mari e oceani. In meno di due minuti i creatori di Wallace e Gromit hanno raccontato il viaggio di una famiglia di tartarughe verso casa: papà, mamma e tre figli sono i protagonisti di “Tartarughe in viaggio”, una storia firmata dallo studio Aardman, dove la narrazione passa anche dalle immagini che una delle figlie riprende con l’immancabile smartphone. «È iniziato come qualsiasi altro viaggio di ritorno a casa – racconta il babbo – sembrava sempre il solito tram-tram». Il finale è un dramma su cui non si può più tacere: sempre più estinzioni colpiscono le specie marine.

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Perché le estinzioni ci riguardano

Nell’edizione internazionale di questo cartone animato Greenpeace ha coinvolto doppiatori di rilievo come Olivia Colman (attrice premio Oscar e nuovo volto della Regina Elisabetta II nella serie The Crown) e Helen Mirren (anche lei vincitrice agli Oscar). In Italia hanno prestato la loro voce per “Tartarughe in viaggio” la cantante Giorgia e Adriano Giannini. «Il viaggio di una famiglia di tartarughe verso casa – si legge sul sito dell’organizzazione ambientalista – è oggi un itinerario insidioso e pieno di pericoli, in un oceano sempre più minacciato da cambiamenti climatici, inquinamento da plastica, trivellazioni petrolifere e pesca eccessiva».

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La (dura) vita delle tartarughe

La scelta del soggetto di questo cortometraggio non è stata casuale: secondo lo studio “Turtles Under Threat” le tartarughe sono ormai costrette a viaggiare il doppio per arrivare in luoghi sicuri, dove sfamarsi e nidificare. Tra i numeri messi a disposizione da Greenpeace c’è quello che riguarda la situazione nella Guyana francese, dove dagli anni Novanta il numero di uova deposte è diminuito di cento volte. Se un tempo i nidi erano 50mila, oggi non arrivano a 200 per stagione.

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