Chiesi, prima B-Corp nel farmaceutico. "Così siamo diventati un esempio"

Ultimo aggiornamento il 4 febbraio 2020 alle 17:29

Chiesi, prima B-Corp nel farmaceutico. “Così siamo diventati un esempio”

Fondata a Parma nel 1935, rappresenta una eccellenza italiana. Oltre al patentino B-Corp, è diventata società Benefit

Banche, mondo della finanza, case farmaceutiche e, perché no, anche noi giornalisti. Non sono certo periodi facili, questi, per chi lavora in settori che vengono quotidianamente accusati di essere parte di chissà quale non meglio precisata “casta”. Possibilmente con la “k”. Questa, almeno, la vulgata. Quando si guarda ai dati, invece, si scopre che non tutte le case farmaceutiche complottano per la conquista o la distruzione del mondo, a seconda della balzana tesi del Web cui si preferisce credere. Anzi, c’è chi punta a migliorarlo. Il Gruppo Chiesi, dal fatturato di 1.768 milioni di euro, per esempio, non solo ha modificato il proprio statuto per diventare una società Benefit, secondo il nuovo modello reso disponibile dalla legge italiana, ma ha anche ottenuto il patentino di B-Corp. Un unicum per una società farmaceutica e, soprattutto, un vanto tutto italiano, che fa della società di Parma un caso di studio.

“La storia dell’azienda è prima di tutto la storia di una famiglia”, racconta Maria Paola Chiesi, Shared Value & Sustainability Director Chiesi Farmaceutici e nipote di Giacomo Chiesi, fondatore di quella che sarebbe poi diventata una società da 6mila dipendenti che oggi comprende 5 centri di ricerca, 3 siti produttivi e uffici operativi in 29 Paesi.

Maria Paola Chiesi, Shared Value & Sustainability Director Chiesi Farmaceutici

“Il motto di mio nonno era: ‘le persone al centro’ – aggiunge Maria Paola – non intendendo solo i lavoratori, ma anche i pazienti e, più in generale, l’intera società”. “La trasformazione in società Benefit va in questa direzione: mette nero su bianco il nostro costante impegno a essere responsabili nei confronti della società e dell’ambiente. Ed è solo l’inizio del percorso che vogliamo intraprendere”. Si fa riferimento a un nuovo modello di società – e anche di intendere il capitalismo – nato negli USA nel 2010 (Benefit Corporation) e successivamente importato nel nostro Paese (l’Italia è stata la prima nazione a legiferare in tal senso, si veda la legge 208/2015) nel gennaio 2016.

Let’s make the world feel better

Ed effettivamente, la modifica dello statuto per diventare società Benefit è stata solo la prima tappa, seguita dalla certificazione B Corp ottenuta da B Lab, con un punteggio di 87.5 nel B Impact Assessment. La certificazione implica che le attività e l’impatto ambientale e sociale di Chiesi siano misurati con continuità, al pari dei risultati economici. Il Gruppo farmaceutico si è impegnato infatti a rispettare elevati livelli di sostenibilità sociale e ambientale.

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Anche in questo caso, la finalità è quella di andare oltre la concezione tradizionale dell’impresa che deve limitarsi a fare utili, perseguendo anche lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, creando valore non solo per i soci ma per l’intera comunità. La direzione di Chiesi ha sviluppato così un percorso di innovazione sostenibile in stretta collaborazione con il team di consulenza di Nativa, partner italiano di B Lab.

 

Come? Le attività del Gruppo – spiegano – seguono valori come: crescita e internazionalizzazione, innovazione, ricerca e sviluppo e persone al centro. A questi si aggiungono altri due temi oggi fondamentali: digitalizzazione e sostenibilità. “Per esempio,” spiega Cecilia Plicco, Shared Value & Sustainability Manager del Gruppo Chiesi, “ci impegniamo ad ampliare l’accesso alle terapie grazie alla ricerca scientifica sulle malattie rare e, attraverso la Chiesi Foundation Onlus, lavoriamo per garantire l’accesso alle cure per malattie respiratorie e neonatali, soprattutto in Africa e America Latina. Inoltre, il nostro impegno per l’ambiente mira alla riduzione delle emissioni di CO2, con l’obiettivo di diventare Carbon Neutral entro il 2035. Proprio in quest’ottica, il Gruppo ha delineato un piano di investimenti quinquennale da 350 milioni di euro per portare sul mercato una formulazione innovativa che ridurrà del 90% la carbon footprint degli inalatori spray (pMDI) per asma e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva”.

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“Un’evoluzione che sottolinea l’importanza della tecnologia digitale per il modello di business strategico nell’ambito farmacologico e soprattutto la volontà di agire responsabilmente e in modo sostenibile sia come azienda sia come persone”. Si è passati così dal motto del nonno al nuovo claim, Let’s make the world feel better, ma, inglesismi a parte, il senso resta quello.

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