Non è sempre solo colpa delle auto. Quanto inquinano le stufe?

Ultimo aggiornamento il 11 febbraio 2020 alle 6:55

Non è sempre colpa delle auto. Quanto inquinano le stufe a legna e a pellet?

I nuovi modelli emettono fino a 8 volte in meno delle vecchie, ma il 67% degli italiani possiede apparecchi vecchi di almeno 10 anni

Inquinamento: un problema che vede tra i principali imputati le automobili, alcune attività industriali e, negli ambienti chiusi, oltre al fumo e agli impianti di condizionamento in cattivo stato, le stufe a petrolio, gas, cherosene, carbone e legno. A informarne è lo stesso Ministero della Salute.

In un momento storico in cui la città di Milano blocca il traffico per un’intera giornata a tutte le auto (tranne quelle elettriche), quanto incidono le emissioni di stufe a pellet e a legna nell’atmosfera?

 

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“Oggi sia i nuovi autoveicoli che le nuove stufe inquinano da 6 a 8 volte meno rispetto ad apparecchi e veicoli vecchi – rassicura Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti Spa – Il problema è che il 67% degli italiani possiede stufe di almeno 10 anni fa”. 

In occasione della presentazione di Progetto Fuoco, che si terrà dal 19 al 22 febbraio alla Fiera di VeronaAiel (Associazione italiana energie agroforestali) e Progetto Fuoco hanno presentato i dati aggiornati del settore.

 

Dati alla mano

Secondo le stime effettuate da Aiel e Progetto Fuoco, le stufe di nuova generazione eviterebbero emissioni di anidride carbonica nell’aria per 160.000 tonnellate ogni anno, in un settore, quello dell’energia dal legno e dalle biomasse, che vale 4 miliardi di euro.

 

«L’Internet of Things è entrato in questo comparto con apparecchi appositi dotati di schede elettroniche che dialogano con l’ambiente esterno e permettono di risparmiare energia – afferma Marino Berton, consulente strategico Aiel – In questo senso, l’innovazione, la tecnologia e il design guardano all’innovazione e alla sostenibilità. Tra i consumi di energia da fonti rinnovabili nel settore termico, il riscaldamento a biomasse rappresenta 1/3 del totale, come testimonia l’ultimo rapporto stilato da GSE: per questo viene definito “il gigante sconosciuto“. Allo stesso tempo, però, le biomasse, se non gestite correttamente all’interno del processo di combustione, possono provocare l’immissione in atmosfera di polveri sottili, oltre, in alcuni casi, a comportare anche un danno ambientale con l’abbattimento della vegetazione».

Marino Berton

Come risolvere, dunque, questi problemi?

«Un turnover tecnologico è necessario, con l’obiettivo di sostituire le vecchie stufe possedute dalla maggioranza degli italiani con le nuove – continua Berton – Regione Lombardia ed ARPA hanno contribuito alla riduzione delle emissioni da riscaldamento a biomasse a livello regionale del 30% in 5 anni con la rottamazione dei vecchi apparecchi».

Proprio sulla pagina web di ARPA Lombardia è, inoltre, disponibile un sintetico documento che fornisce istruzioni su come utilizzare al meglio le proprie stufe.

E gli incentivi?

Anche le stufe a pellet danno diritto a usufruire dell’Ecobonus 2020 per gli interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico fatti nel corso dei prossimi 12 mesi.

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La misura consente sgravi fiscali sulle dichiarazioni dei redditi dei 10 anni successivi. Anche il bonus per le stufe a pellet di questo anno, però, non dà più diritto allo sconto diretto in fattura, come era, invece, nel 2019, ma coloro che acquistano una nuova stufa di questo tipo nel 2020 possono usufruire di un’agevolazione fiscale del 50% o 65% delle spese sostenute non solo per l’acquisto ma anche sull’installazione. L’agevolazione del 50% viene concessa nel caso in cui l’installazione della stufa avvenga nel corso di lavori di ristrutturazione della propria abitazione, mentre quella del 65%, invece, se permette di migliorare l’efficienza energetica del proprio immobile e solo se soddisfa alcuni precisi parametri di efficienza e rendimento.

Secondo le stime Aiel e Progetto Fuoco, nel 2018, gli incentivi del Conto Termico hanno permesso la sostituzione di 46 mila stufe obsolete grazie alle quali si è evitata l’immissione in atmosfera di circa 2.200 tonnellate annue di particolato e di circa 160 mila tonnellate annue di CO2 equivalente.

 

Il disboscamento riguarda anche l’Italia?

Venendo al secondo problema, quello relativo al disboscamento, Berton afferma: «Nel nostro Paese i boschi, in realtà, stanno aumentando, in seguito allo spopolamento delle aree di montagna e non si incorre in un depauperamento perché, ogni anno, si taglia poco più del 18% di quanto il bosco cresce, molto meno dell’Europa meridionale che, in media, si attesta al 65%».

 

Tra le soluzioni da adottare per proteggere la nostra vegetazione c’è quella della certificazione forestale al fine di renderne sostenibile la gestione. In Italia i sistemi di certificazione riconosciuti sono FSC® (Forest Stewardship Council®) e PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), i quali garantiscono al consumatore finale che i prodotti di origine forestale (come il legno, la cellulosa, ma anche funghi, tartufi, frutti di bosco, castagne) derivano da foreste gestite in maniera legale e sostenibile e, quindi, non provengono da tagli illegali o da interventi irresponsabili che possono portare all’impoverimento o alla distruzione di queste risorse.

Ma secondo l’ultimo rapporto elaborato da RaFItalia, questi sistemi di certificazione attualmente interessano solo il 9% della superficie forestale nazionale, per un totale di 11 Regioni e, in particolar modo, riguardano Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Piemonte.

 

Al fine di rendere il settore sempre più innovativo, Progetto Fuoco e Blum hanno lanciato un bando rivolto alle imprese innovative italiane ed europee del settore del riscaldamento e dell’energia prodotti dalla legna, in collaborazione con Aiel, “Give Me Fire”.

 

Le 12 startup di “Give Me Fire”

La prima edizione di “Give Me Fire” vede protagoniste 12 startup, di cui 10 italiane, una francese e una belga, che saranno ospitate nel primo «Give Me Fire Innovation Village» durante la 12esima edizione di Progetto Fuoco. La vincitrice, scelta dalla giuria dopo i pitch, si aggiudicherà un premio in servizi per un valore di 15.000 euro.

«Il premio consisterà in un acceleratore che consentirà alle startup di entrare in contatto con partner industriali con cui innescare nuove strategie», afferma Luca Barbieri di Blum.

Tra le 12 selezionate:

 

Black Box Green di Fiorano Modenese (Modena) è un sistema di monitoraggio, analisi e controllo per la corretta efficienza energetica del sistema di combustione o gassificazione di biomasse, che si può gestire tramite cloud. Questo apparecchio, grazie al fatto che predice le condizioni meteo, modula, di conseguenza il consumo necessario all’impianto di riscaldamento;

 

Blucomb, spin off dell’Università di Udine che progetta e produce bruciatori pirolitici a pellet brevettati, e ne testa l’efficienza e le emissioni assicurando che siano pronti per la certificazione di prodotto che attualmente richiede standard sempre più elevati. Grazie a questo sistema brevettato per ottimizzare la carburazione del processo di combustione, le emissioni sono ridotte al minimo e gli apparecchi efficienti;

Blucomb

Granulebox, prodotto dall’azienda francese Borel Associes, è il nuovo concetto di stoccaggio dei pellet di legno, con una capacità di 55 chilogrammi e con un design pensato per essere posizionato accanto alla stufa;

 

Sûti Design & Utility è un brand, creato dall’azienda belga Distri & Design, di stufe a pellet caratterizzate da un design particolare e da un’alta tecnologia. Sono monitorate da un termostato smart e da una app per smartphone che permette al cliente di gestirne ogni aspetto;

 

Fumotto è un camino orientabile a legna per esterni. Prodotto dall’azienda Focotto di Jesi (Ancona), è formato da un’unica lastra di acciaio sapientemente lavorata che come un mantello avvolge il fuoco, canalizzando i fumi a più di due metri di altezza;

Fumotto

Gogo è un dispositivo che produce energia elettrica e termica attraverso la combustione del gas metano, garantendo risparmio ed efficentamento in un solo metro quadro. A progettarlo e realizzarlo è Gogogen, startup innovativa di Parma;

 

K-Inn Tech, spinoff dell’Università di Padova e startup innovativa, supporta la progettazione di caldaie per recuperare energia termica da biomasse solide non convenzionali, difficili da trattare termicamente a causa dell’elevato contenuto di umidità, come lo stallatico, la pollina e gli scarti vegetali;

 

Kuriosa è un brevetto delle Officine Piacentini di Chieti che migliora il sistema di riscaldamento garantendo un risparmio del 35% dei consumi di gas. Grazie un sistema di ventilazione a forma di mensola posizionato sopra ai termosifoni, che si può installare in autonomia, il flusso di aria calda viene invertito e direzionato verso il pavimento, riscaldando, anzitutto, a terra, evitando la dispersione di calore a soffitto e riducendo l’umidità presente. Per adesso, questo prodotto è già stato installato in scuole e ospedali;

Planeta Renewables è una startup ospitata dall’Università Cattolica di Milano che punta alla realizzazione, gestione e valorizzazione di una filiera industriale basata sull’utilizzo della biomassa legnosa Miscanthus (miscanto), una delle più promettenti coltivazioni energetiche non alimentari per il settore della bioeconomia e bioenergia;

 

Hybrid coniuga tutti i vantaggi di un micro generatore con quelli di una caldaia a biomassa. L’obiettivo del dispositivo realizzato dalla startup Pyro & Tech di Villa di Tirano (Sondrio) è superare il concetto di caldaia relegata nel locale tecnico, creando un ibrido tra una caldaia e un gassificatore, diventando di fatto un vero e proprio cervello energetico che produce energia termica  da fonti rinnovabili (eolica, solare, a biomasse). Questo prodotto può anche essere utilizzato come generatore con batterie a litio e si può anche installare all’esterno dell’abitazione per rifornire di energia più unità abitative;

Pyro&Tech

Replant è una startup innovativa cresciuta nell’incubatore d’impresa del Politecnico di Torino. Il suo obiettivo è la promozione della resilienza energetica su una scala territoriale e lo sviluppo di filiere dell’energia del legno proveniente dalle foreste;

 

White Energy Group è una società di servizi energetici con sedi a Verona e Cagliari. Virtual Energy Platform è un sistema proprietario di monitoraggio dei consumi e reportistica IoT based su piattaforma completamente on line.

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