Birra dagli avanzi di pane, come nell'Antico Egitto. L'idea di Biova

Ultimo aggiornamento il 21 febbraio 2020 alle 7:06

Birra dagli avanzi di pane, come nell’Antico Egitto. L’idea di Biova

In pochi mesi di attività, la startup ha già siglato partnership con MacBun, Coop e Carrefour. "Vogliamo trasformare lo spreco di pane in valore", afferma il CEO

Una neonata startup innovativa che produce birra dagli avanzi di pane, come facevano gli antichi egizi. Biova, nata a Torino alla fine dello scorso anno, recupera il pane invenduto da panetterie, supermercati e ristoranti per trasformarlo in un prodotto artigianale grazie alla collaborazione dei birrifici partner che sposano l’iniziativa.

 

“Il cibo già cotto non è facile da reimpiegare in tavola. Ogni giorno in Italia sono 13.000 i quintali di pane sprecati, per questo abbiamo pensato di trasformare questo spreco in valore – afferma Franco Dipietro, CEO di Biova – In 2.500 litri di Biova ci sono 150 chili di pane che, invece di essere buttati, producono un circolo virtuoso all’insegna dell’economia circolare. 150 chili di pane utilizzati per produrre birra significano un risparmio di malto d’orzo del 30% e una riduzione del consumo di CO2 pari a 5 voli aerei tra Roma e Londra“.

 

 

Come nasce Biova

Biova è, in realtà, il nome di una pagnotta piemontese. Lo abbiamo scelto proprio per ricordare e tramandare le nostre tradizioni – spiega il CEO – Con il modello di business che abbiamo messo a punto recuperiamo le eccedenze invendute, le portiamo nel nostro birrificio partner più vicino al punto di ritiro del pane, dove, grazie al lavoro dei nostri mastri birrai di fiducia, viene trasformato in birra”.

 

Nella prima fase di lavorazione si macina il pane, in modo da ridurre le materie prime, poi viene lasciato un mese nel fermentatore e, una volta pronta, la birra viene imbottigliata o infustata.

“Si può giocare con più ricette e abbinare il gusto di birra al tipo di pane che andiamo a lavorare – racconta Franco – Ad esempio, dal pane bianco produciamo birra lager. Teniamo traccia della provenienza del pane per ogni contributore, che diventa anche nostro distributore”.

 

Le aziende partner

“Ci stiamo muovendo in un settore di mercato in grande crescita – afferma il CEO – Il 2019, infatti, è stato un anno record con un consumo pro capite di birra ha quasi pareggiato quello del vino. Il segmento più in crescita è proprio quello delle birre speciali, come le nostre, che nel 2018 valeva 500 milioni di euro“.

Franco Dipietro

Anche se questa startup è appena nata e da poco tempo distribuisce i suoi prodotti sul mercato, le prime proposte di collaborazione non hanno tardato ad arrivare.

“Abbiamo subito suscitato interesse in MacBun, l’hamburgheria di Torino, che ci distribuisce in 3 punti vendita in città. Ad oggi, tramite i loro negozi, abbiamo venduto circa 10.000 litri di Biova. Poi sono arrivate Coop e Carrefour, che si sono interessate al nostro progetto proprio perché stavano aprendo i loro panifici interni e hanno visto in noi un’opportunità – spiega il CEO – Abbiamo iniziato a vendere a scaffale in 38 Ipercoop nel Nord Ovest d’Italia, raggiungendo una rotazione di 50 casse a settimana. I buoni risultati ottenuti hanno convinto l’azienda a passare al modello in partnership: abbiamo recuperato un primo carico del loro invenduto e creato una ricetta apposta per loro. Le vendite partiranno da fine mese in 38 ipermercati, 38 bar all’interno dei loro negozi e 91 supermercati Coop su tutto il Nord Ovest. Carrefour vuole, inoltre, testare il nostro prodotto e ci distribuirà in due ipermercati nel milanese. Anche Ikea, Unes e alcuni ristoranti etici si sono mostrati interessati alla nostra iniziativa”.

Sulle etichette di Biova viene specificata la provenienza del pane con il quale è stata prodotta la birra, cosicché i partner possono inserire l’iniziativa all’interno del proprio bilancio di sostenibilità.

“Per il momento, in Italia siamo gli unici ad offrire questo tipo di servizio. Siamo al lavoro per creare una certificazione nostra e cerchiamo di proteggere il nostro modello con un manuale di qualità“, commenta Franco.

Presente e futuro

Nel team, oltre a Franco, ci sono Emanuela Barbano, presidente e CFO, e Gianni Giovine, legal e sviluppo partnership. “Siamo una casa di produzione video e comunicazione che lavora nella social responsability, a stretto contatto con aziende e associazioni non profit, da sempre attenti al tema della sostenibilità e, indubbiamente, amanti della buona birra“.

 

Biova ha lanciato una campagna di raccolta fondi, che chiuderà tra un paio di mesi. “Abbiamo subito ottenuto un ottimo riscontro da parte di investitori, già durante e dopo l’investor day di SocialFare nell’ambito dell’ottava edizione di FOUNDAMENTA. Entro la fine dell’anno vorremmo lanciarne una seconda”, ammette Franco.

Emanuela Barbano

 

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Tra i progetti per il 2020, oltre a quello di siglare nuove partnership, c’è la volontà di allargare il team. “Nel corso dell’anno assumeremo due commerciali, di cui uno è già stato identificato – conclude il CEO – Vogliamo anche studiare e ricercare nuovi modi per recuperare lo spreco di pane. In questo senso, credo che il prossimo prodotto che metteremo a punto sarà uno snack. Dal terzo anno di attività poi, se tutto andrà per il verso giusto, penseremo anche a scalare anche i mercati internazionali“.

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