Vivere senza plastica: l'influencer Amal Tinti spiega come

Ultimo aggiornamento il 1 marzo 2020 alle 7:30

Vivere senza plastica: l’influencer Amal Tinti spiega come

Ha viaggiato tanto e nei posti più belli e incontaminati ha trovato comunque sporcizia. Con i suoi video su YouTube dà consigli per non pesare sul pianeta

«È vero: non abbiamo più tempo. Ma il mio consiglio per dare un contributo contro il climate change è prendersela con calma. Cambiare abitudini di vita richiede lentezza». Ha la stessa energia dei giovanissimi manifestanti dei Fridays For Future, ma Amal Tinti fa valere anche l’esperienza di una 32enne che conosce il mondo – perché ha viaggiato tanto – consapevole degli sforzi necessari per una quotidianità plastic free. Vive e lavora a Londra (ma l’accento romano si sente ancora) e sul suo canale YouTube racconta come fare a meno della plastica. Ponendosi obiettivi, senza strafare. Per i lettori di StartupItalia ha realizzato la lista dei dieci oggetti a cui rinunciare in casa.

La serie green

Con la storia di Amal Tinti continua la serie sulle influencer green, dopo il primo episodio con Sonia Grispo che ci aveva suggerito le dieci mosse quotidiane per vivere con maggior coscienza ecologica. In questo viaggio continua ad aiutarci Marta Falorni, Talent Manager di Hoopygang.

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Comincia da qui: la lista di Amal Tinti

«Ho lavorato per due anni in Australia – racconta Amal Tinti– ho viaggiato in Asia tra Cambogia e Vietnam. La mia scelta di raccontare una vita plastic free mi è venuta anche da queste esperienze: quando raggiungi i posti più incontaminati del pianeta e trovi comunque sporcizia ti rendi conto che c’è qualcosa di sbagliato».

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1. Bottigliette di plastica

«Abbandonare le bottiglie in plastica è il primo passo che possiamo fare verso lo stile di vita plastic free. Oltre a rischiare di finire in mare le bottiglie di plastica richiedono molte risorse per essere fabbricate. L’alternativa è la borraccia in metallo. Se non piace l’acqua del rubinetto? Ci sono le caraffe con il filtro».

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2. Buste della spesa

«Per smettere di usare le buste in plastica del supermercato – spiega Amal Tinti – basta pensare che una volta finita in mare le questi oggetti sono facilmente scambiabili per cibo dagli animali. L’alternativa sono le borse in tela riutilizzabili, facili da portare nello zaino o in macchina».

3. Pellicola trasparente

«La pellicola trasparente è molto inquinante, partendo proprio dalla fase di produzione. In più non fa bene neanche alla nostra salute per via della presenza dei ftalati che potrebbero migrare dalla pellicola al nostro cibo. L’alternative – secondo Amal Tinti – sono le cosiddette beeswax, fogli di stoffa imbevuta in cera d’api. Sono lavabili e completamente sicuri. Altrimenti si può conservare il cibo in barattoli di vetro».

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4. Gli “usa e getta”

«L’usa e getta è da evitare a prescindere. Sono le cannucce, i bicchieri, i piatti e le posate in plastica. Le alternative le conosciamo tutti».

5. Takaways

«Nel Regno Unito – sottolinea Amal Tinti – i takeaways sono un grande problema, specialmente i bicchieri del caffè da asporto. A chi ha una macchinetta del caffè al lavoro consiglio di portarsi da casa la tazzina in ceramica da utilizzare al posto del bicchierino in plastica».

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6. Spazzolino. Quello che inquina

«I fili degli spazzolini sono tra le cose che si trovano di più quando si puliscono le spiagge. Le alternative sono lo spazzolino in bambù e quello con testina intercambiabile».

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Un terzo del cibo che viene prodotto nel mondo non viene mangiato. Un terzo del cibo… Capite, UN TERZO! Ci concentriamo così tanto sulle nostre piccole realtà che spesso perdiamo di vista il quadro generale della situazione. È vero che nel privato delle nostre case possiamo fare la differenza giorno dopo giorno, aiutando anche amici e parenti ad abbracciare questo ‘strano’ movimento chiamato zero waste ma… Ma, ci avete mai pensato cosa comporta anche solo andare a mangiare fuori al ristorante? Al bar? Al Pub? Io è almeno un anno che ci penso. Lavorando nella ristorazione mi rendo conto, toccando con mano quotidianamente quanto noi essere umani consumiamo, sprechiamo e buttiamo via. (E quante persone nel mondo ancora non sanno a cosa stiamo andando incontro). Io lavoro in una compagnia che ha circa 60 negozi ed ogni giorno, portando fuori la spazzatura del mio negozio, penso ai restanti 59. Penso alla mole di spazzatura creata. Penso a tutto quel cibo sprecato. Penso a tutto ciò che si poteva salvare ed invece abbiamo scelto di lasciare andare. Penso a tutti i prodotti chimici che usiamo. Penso all’energia elettrica inutilmente utilizzata. Penso a tutti gli altri ristoranti, caffetterie, pub che ci sono a #londra e nel mondo e mi prende a malissimo; mi dico che il ‘mio piccolo’ e quello di pochi altri non porterà mai a niente e siamo spacciati. Io sono la prima a cui piace mangiare fuori, sono la prima che va a cena fuori solo perché non mi va di cucinare e questo, mi dico che deve cambiare! Perché non posso lamentarmi degli altri se sono la prima a portare avanti questi atteggiamenti. ?ci avete mai pensato voi all’impatto ambientale che abbiamo anche solo andando a mangiare fuori? ?Come possiamo migliorare anche da questo punto di vista qui?

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7. Dentifricio

«Evitate qualsiasi dentifricio con i micro granuli, altre micro plastiche che finiscono in mare. L’alternativa è il dentifricio in vetro a pasta».

8. Shampoo, balsamo e bagno schiuma-

«Ho da sempre usato  le saponette solide per lavarmi, perciò passare al  solido anche per la cura dei capelli  è stato un passaggio molto semplice. L’alternativa è il sapone solido venduto senza imballaggio».

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Questa è la storia di un maglioncino prodotto da uno dei più grandi brand della #fastfashion che ha fatto il giro del mondo pur di non finire in una discarica; arrivando a diventare il maglioncino preferito di ben 3 persone. Ci troviamo in #australia e la sua storia inizia come quasi tutti i capi d’abbigliamento in circolazione oggi; su una stampella, in un negozio troppo bianco, troppo luminoso, con troppi specchi, affianco a tanti altri maglioni tutti uguali… Un giorno il nostro maglioncino è stato comprato. Solo che chi se l’è comprato dopo poco non lo voleva più, sognava già un maglione nuovo; alche il maglioncino coraggioso pregó quel qualcuno con sogni troppo corti, troppo brevi di non farlo finire nel cestino… Finendo così in un “Hop shop” di un paesino sperduto del Victoria. Non sappiamo esattamente quanto tempo rimase lì, appeso su quella nuova stampella; sappiamo però che questa volta intorno a se, non aveva più maglioni uguali a lui, anzi, erano tutti di colori e forme diverse; belli ed unici come le storie che portavano dentro di loro… Passato un po’ di tempo il maglioncino coraggioso finisce tra le mani di un giovane ragazzo di Milano impreparato all’inverno australiano e con pochi spicci in tasca, ma una grand voglia di non morirsi di freddo. Ed è qui che la seconda vita del maglioncino coraggioso inizia, tra fattorie di pecore in #victoria , sconfinati campi di alberi di ciliegi in #tasmania , feste nei boschi e notti fredde in tenda. Il giovane ragazzo ama il suo maglioncino , ma è giunto il momento di dirgli ‘addio’, di alleggerire lo zaino e disfarsi di un po’ di cose. Il nostro M. Coraggioso finisce in un pacco con destinazione Orange, #nsw anche se li fa quasi sempre caldo; ad aspettarlo c’è un altro giovane ragazzetto, questa volta di Roma che appena lo vede se ne innamora decidendo di tenerlo al sicuro con se in attesa di spostarsi in un posto più freddo. Nel frattempo in quei rari momenti di freschetto il Maglioncino, fa da coperta, sciarpa e pigiama ad una serie di fanciulle che più volte provano a sottrarlo al romano sempre innamorato? ⁣ ⬇️ CONTINUA NEI COMMENTI⬇️

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9. Assorbenti

«Noi donne, tramite il consumo di assorbenti usa e getta, siamo tra le maggiori cause d’inquinamento. Le alternative sono la coppetta mestruale, gli assorbenti esterni riutilizzabili e le mutande assorbenti».

10. Vestiti da fast fashion

«Vi sembrerà strano, ma anche i nostri vestiti sono in buona parte responsabili dell’inquinamento da micro plastiche. Una delle soluzioni è quella di usare Guppyfriend quando facciamo la lavatrice. Si tratta di una sacca fatta in poliammide 6.6 non trattato, nella quale vanno messo i nostri vestiti. Una volta finito il lavaggio si rimuovono le micro particelle che si sono accumulate all’interno del filtro».

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