Combattere l'inquinamento dell'acqua con le uova. L'intervista - Impact
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Ultimo aggiornamento il 2 marzo 2020 alle 6:16

Combattere l’inquinamento dell’acqua con le uova. L’intervista

Un progetto dell’Università La Sapienza di Roma trasforma un rifiuto comune delle nostre tavole, il guscio dell’uovo, in una risorsa per combattere l’inquinamento da cobalto

Applicare la filosofia delle tre R: riduci, riusa, ricicla. È il principio che ha guidato Silvano Mignardi e il suo gruppo di ricerca verso la soluzione del problema delle acque inquinate da metalli pesanti. Da tempo è possibile rimuovere cadmio, piombo, rame, zinco o cobalto dall’acqua con il fosfato. Ma l’estrazione di fosfato dalle miniere genera un inquinamento tale da far preoccupare l’Europa. La soluzione che cercava Mignardi nel suo articolo pubblicato su Nature Scientific Reports doveva essere sostenibile. Ecco allora l’idea di usare le uova. Cioè, trasformare gli scarti delle nostre case, dei ristoranti e delle industrie alimentari da gusci a idrossiapatite, una polverina molto ricca di fosfato. E tutto a costo zero.

© Pixabay

L’intervista a Silvano Mignardi

Per comprendere meglio limiti e applicazioni dello studio, abbiamo fatto una chiacchierata con Silvano Mignardi, da sempre impegnato nella ricerca per la salvaguardia ambientale e il risanamento e la conservazione dei beni culturali.

StartupItalia: Com’è nata l’idea di usare le uova, anzi, i loro gusci?

Silvano Mignardi: I gusci di uovo sono un rifiuto molto abbondante, spesso abbandonato in discarica e non senza rischi. Se accumulati , sviluppano un odore sgradevole e favoriscono la propagazione di batteri nell’ambiente. Ma i gusci d’uovo sono un bene prezioso, contengono 94-95% di calcite, uno dei principali minerali di calcio.

StartupItalia: Quindi avete iniziato a fare incetta di uova?

Silvano Mignardi: Sì. Ho iniziato a raccogliere gusci in casa mia. E poi abbiamo pensato di bussare alle porte dei ristoranti vicini all’Università. Hanno aderito volentieri alla nostra proposta. La carbonara è un piatto comune a Roma e i gusci si accumulano. In breve abbiamo ottenuto tutto il materiale di partenza che ci serviva per produrre idrossiapatite.
Altre ricerche hanno usato i gusci di uovo nella loro formulazione naturale per catturare i metalli pesanti. Ma la trasformazione dei gusci in idrossiapatite rende disponibile il fosfato. E il fosfato assicura stabilità. Il cobalto, combinato con il fosfato è inerte, non può più interagire con gli organismi acquatici o le piante, si trasforma in un minerale che nemmeno gli acidi o cambiamenti di temperatura possono sciogliere. Potremmo usarlo addirittura come materiale da costruzione.

StartupItalia: Ed è andato tutto come vi aspettavate?

Silvano Mignardi: È andata anche meglio di quanto previsto. Noi non pensavamo di produrre un minerale! Pensavamo che il cobalto rimanesse solo legato alla superficie dell’idrossiapatite. Invece, data la grande disponibilità di calcio nelle uova e l’utilizzo di materiali non di sintesi, abbiamo avuto una reazione forte e la completa trasformazione del cobalto in un minerale.

StartupItalia: Siamo a rischio inquinamento da cobalto qui in Europa?

Silvano Mignardi: No, perché non ci sono grossi giacimenti di cobalto in Europa. In natura il cobalto si lega a rocce basiche. Le troviamo prevalentemente in Albania o nella penisola scandinava.
Però il cobalto è sempre più utilizzato nei dispositivi tecnologici e digitali. Ne fa uso l’industria siderurgica e quella petrolchimica. E quindi si trova nei rifiuti industriali.

Quali applicazioni pratiche immagina per la sua ricerca?

Silvano Mignardi: A partire da questo studio possiamo purificare le acque industriali. Basta raccogliere l’acqua reflua in vasche e mescolarla con i gusci di uovo trasformati. Il tempo di reazione è rapidissimo: in 30-40 minuti la trasformazione è avvenuta. Ripetendo più volte il processo otteniamo la completa rimozione del cobalto in pochi giorni. Del tutto in linea con le esigenze temporali di un’industria.
Di certo funziona per piccoli impianti. Nel caso di grandi impianti, l’intervento può aiutare a portare nei limiti massimi consentiti i livelli di inquinanti.
E poi, sul piano della ricerca, vorrei partire da altri materiali di scarto come fonti di fosfato. Sono alla ricerca di nuove sfide per trasformare un rifiuto in valore.

 

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