Coronavirus, la Ferrari non si ferma. Maranello:"Standard sanitari massimi"
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Ultimo aggiornamento il 13 marzo 2020 alle 10:33

Coronavirus, la Ferrari non si ferma. Maranello: “Standard sanitari al massimo”

Lo stabilimento emiliano resta aperto, facilitando lo smart working e garantendo la sicurezza degli spazi di lavoro

Il ceo di Ferrari, Louis Camilleri, ha preso una decisione in controtendenza rispetto a molte altre case automobilistiche, che hanno chiuso gli stabilimenti per l’emergenza coronavirus. “Abbiamo detto che la salute e il benessere delle nostre persone viene al primo posto nei nostri pensieri e non voglio che nessuno di voi possa pensare che queste siano solo parole”. Con queste parole, in una lettera spedita a tutti i dipendenti – Camilleri ha motivato la scelta di Maranello, dove la fabbrica della Rossa continuerà a lavorare in sicurezza, visto che saranno attuate “rigorose misure di prevenzione per garantire i più alti standard sanitari”.

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Ferrari: salute e lavoro

In questi giorni sono stati numerosi gli scioperi che toccano le aziende mantenute aperte: questa mattina il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontrerà a Roma le sigle sindacali che chiedono una sanificazione massima di macchinari e luoghi di lavoro. Aspetto che Ferrari ha messo in primo piano per la sicurezza dei propri dipendenti. “Ci sono momenti, nella vita di ognuno di noi – ha spiegato Camilleri nella lettera – in cui qualcosa o qualcuno, situazioni o persone, ci impongono un cambiamento”. Quello avvenuto a Maranello significa smart working al massimo e una fabbrica dove i lavoratori sono ridotti al minimo per mantenere attiva la produzione.

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Mentre in Italia continua il rigido periodo di isolamento che riguarda gran parte del mondo del lavoro e delle imprese, anche l’Europa sta seguendo l’esempio di Roma. Ieri il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha disposto la chiusura di scuole e università, mentre altri paesi del vecchio continente fanno i conti con contagi e decessi in aumento. Intanto i dati sul mercato dell’auto che arrivano dalla Cina suggeriscono uno scenario non roseo: a febbraio i dati sulle immatricolazioni sono crollati dell’80% (appena 310mila veicoli).

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