Coronavirus | Musk ci prova: ventilatori polmonari con parti della Tesla

Ultimo aggiornamento il 8 aprile 2020 alle 12:00

Coronavirus | Musk ci prova: ventilatori polmonari con parti della Tesla

La tecnologia a bordo delle sue elettriche è adeguata per "servire" anche le terapie intensive

Quando si parla di Elon Musk, uno che fino a pochi mesi aveva come priorità la colonizzazione di Marte, nulla sembra impossibile. E infatti di fronte all’emergenza coronavirus l’imprenditore sudafricano non ha soltanto scelto di riconvertire la produzione di SpaceX per sfornare ventilatori polmonari. La sfida è infatti quella di realizzare questi macchinari sanitari sfruttando componenti della Model 3, uno dei gioielli elettrici a quattro ruote di Tesla. Forse per farsi perdonare una iniziale sottovalutazione della pandemia (Musk definì «stupida» la fobia da coronavirus), il visionario ha scelto di mettercela tutta in una corsa contro il tempo in uno dei paesi, gli Stati Uniti, ora più esposti.

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Tesla: il video

I ventilatori polmonari realizzati anche grazie a componenti della Model 3 di Tesla non sono un esperimento fine a se stesso, ma un progetto fondato proprio sull’eccellenza della tecnologia che la multinazionale di Elon Musk ha sviluppato negli anni. Un video pubblicato sul profilo Twitter ufficiale di Tesla mostra il complesso lavoro ingegneristico che sta impegnando i dipendenti per realizzare un prodotto sanitario fondamentale nelle terapie intensive.

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La storia di Tesla è una delle tante che riguarda il mondo delle quattro ruote alle prese con l’emergenza coronavirus. Nonostante la crisi che investirà il settore – con crolli della produzione e delle immatricolazioni – tanti marchi hanno scelto di riconvertire la produzione per dare una mano. Lamborghini si è messa a produrre mille mascherine al giorno, Ford è al lavoro come Tesla sui ventilatori polmonari e anche Ferrari si era resa disponibile. E così, a poche settimane dal traguardo della milionesima Tesla prodotta, il prossimo obiettivo per Musk potrebbe esser ancora più ambizioso: fornire ventilatori polmonari agli ospedali degli Stati Uniti, dove l’ondata dei contagi ha raggiunto numeri sempre più preoccupanti.

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