Giovannini: «Sì al MES, ma solo con un piano. Acceleriamo sul green»

Ultimo aggiornamento il 4 giugno 2020 alle 9:27

Giovannini: «Sì al MES, ma solo con un piano. Acceleriamo sul green»

L'intervista all'ex presidente dell'ISTAT ed ex Ministro del Lavoro. Oggi portavoce dell'ASviS e membro della task force

«Si è tanto discusso del MES, ma pochi hanno approfondito il tema di cosa potremmo farci con quei fondi. E così ogni ragionamento sulla scelta se usarli o no perde senso». Enrico Giovannini, già presidente dell’ISTAT, ministro del Lavoro durante il Governo Letta, economista, membro della task force e portavoce di ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha commentato così a StartupItalia il dibattito attorno al Meccanismo Europeo di Stabilità, uno degli strumenti che l’Unione europea mette a disposizione degli Stati Membri in vista della ricostruzione. «Se noi avessimo un piano, ad esempio, per eliminare le disuguaglianze tra nord e sud nell’accesso alla salute; se avessimo un piano per risolvere il problema delle ignobili bidonville in cui abitano migliaia di lavoratori agricoli; se infine avessimo un piano per superare l’ospedalizzazione delle cure e impostare, come avviene altrove, una politica a favore della salute di tipo domiciliare, ebbene, se avessimo chiarezza su tutto questo allora la discussione se usare o meno il MES avrebbe maggior senso».

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Giovannini: «Serve trasformazione»

Nelle ultime settimane Giovannini ha preso parte agli eventi dell’ASviS – il prossimo è in calendario proprio oggi – per discutere di sostenibilità e Agenda 2030 dell’ONU su un nuovo tipo di sviluppo. Tematiche tutt’altro che distanti dall’attualità politica che vive il nostro Paese, diviso tra ricostruzioni, polemiche sul ruolo dell’Europa e propaganda. «In uno dei nostri rapporti – ha spiegato Giovannini – abbiamo riletto i tre recenti provvedimenti del Governo, ovvero Cura Italia, Liquidità e Rilancio, usando una nuova classificazione delle politiche. Il Cura Italia era composto quasi esclusivamente da interventi di protezione, il decreto Liquidità conteneva anche alcuni elementi di promozione, mentre l’ultimo decreto Rilancio contiene anche elementi, ma troppo pochi, di trasformazione».

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Nell’ottica di Giovannini, la logica della trasformazione diventa cruciale per capire come ripartire e impostare un nuovo modello di sviluppo. «L’Italia ha certamente bisogno di un rimbalzo dell’economia per trasformare in meglio il Sistema Italia – si è espresso – perché non vogliamo tornare ad una situazione come quella precedente alla crisi, con un’alta disoccupazione, con oltre 110 miliardi di evasione, e con 80mila morti premature all’anno causate dall’inquinamento». Ambiente, salute ed economia si legano.

«Non dobbiamo andare alla ricerca di politiche che producano effetti positivi solo sull’economia, ma di quelle in grado di determinare molteplici impatti positivi. Non illudiamoci – ha avvertito Giovannini – che la drammatica riduzione occupazionale a cui stiamo assistendo possa essere assorbita da meccanismi di mercato. Occorre che lo Stato intervenga per creare occupazione, ad esempio, nel settore delle infrastrutture, materiali e immateriali, di cui siamo carenti. Ma anche in questo caso possiamo operare su più fronti: ad esempio, possiamo investire in nuove opere anche pensando alla mobilità sostenibile e a un nuovo modo di funzionamento delle città, probabilmente influenzato da un maggiore uso di smart working ».

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Ambiente e salute

L’emergenza coronavirus, si è detto molte volte, lascerà un segno sulle nostre abitudini, soprattutto quelle legate agli spostamenti. Eppure, la sostenibilità in Italia viene ancora vissuta e descritta come un lusso, o qualcosa di ideologico. «Purtroppo è così – ha commentato Giovannini – e lo dimostra il fatto che, prima delle ultime elezioni, il decalogo di politiche per lo sviluppo sostenibile promosso dall’ASviS è stato sottoscritto da tutte le forze politiche tranne che da Lega e Fratelli d’Italia». E intanto non sembra ancora placarsi la polemica attorno al bonus mobilità, una delle misure previste dal Decreto Rilancio.

«Anche in questo serve una strategia. L’Italia spesso è saltata da un bonus all’altro senza dare indicazioni chiare al mercato sul dove investire. Ecco perché dobbiamo far nascere imprese italiane che producano qui i beni necessari per la mobilità sostenibile. Mi riferisco, ad esempio, agli autobus elettrici. Altrimenti saremo costretti ad importare, stimolando la produzione di altri paesi». Giovannini si è invece espresso con favore su una novità del decreto Rilancio, che incentiva la figura del mobility manager in aziende e pubbliche amministrazioni, riducendo il numero dei dipendenti minimo oltre il quale è obbligatorio avere queste figure professionali. «Il nostro modo di lavorare è cambiato e cambierà ancora – ha spiegato – e grazie ai mobility manager i comuni avranno la possibilità di progettare meglio i tempi di vita, spalmando nella settimana l’uso dello smart working e riducendo la pressione sui trasporti».

© ATM

Obiettivo scuola

Tutto questo anche in vista della riapertura delle scuole nei prossimi mesi, in una nuova normalità che ha già investito alunni, insegnanti e famiglie. Sulla mancata riapertura degli istituti Giovannini resta però convinto della bontà della scelta di non tornare subito tra i banchi. «A malincuore è stato deciso di pagare un prezzo in termini di educazione, così come è stato fatto in termini economici, pur di arrestare il contagio. Ma nessuno può immaginare che qualcuno abbia dimenticato la scuola. Semmai dobbiamo constatare che, per colpa di scarsi investimenti materiali e immateriali del passato sull’istruzione, abbiamo affrontato la pandemia con aule scolastiche e strutture informatiche che possono essere inadeguate anche per assicurare una riapertura in sicurezza a settembre».

L’istruzione è, del resto, uno degli obiettivi più urgenti da perseguire per lo sviluppo sostenibile tracciato dall’Agenda 2030 dell’ONU. «Tutti i 17 Obiettivi vanno visti in modo sistemico, ma la crisi in atto rende urgente affrontare quelli maggiormente impattati dalla crisi, cioè quelli sull’occupazione, sul benessere economico, sulla povertà e sulle disuguaglianze». Goals sui quali l’Italia potrebbe fare passi avanti cogliendo l’opportunità del Recovery Fund, uno strumento sul quale l’Europa ha posto vincoli chiari. «Se soltanto si leggessero i documenti della proposta della Commissione – ha concluso Giovannini – ci si toglierebbe dalla testa l’idea di poter usare quei fondi per coprire qualsiasi spesa. Le priorità proposte sono coerenti con quelle decise dal Consiglio Europeo e dal Parlamento l’anno scorso: parlano di transizione green, digitalizzazione, formazione, energie rinnovabili, mentre non c’è alcun cenno al taglio delle tasse. Questa almeno è la proposta della Commissione, ma vedremo cosa decideranno i Capi di Stato e di Governo, cui spetta l’ultima parola».

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