Due giorni per ripensare i centri di aggregazione culturale post Covid-19

Ultimo aggiornamento il 15 giugno 2020 alle 17:58

Due giorni per ripensare sul Web i centri di aggregazione culturale post Covid-19

I parchi culturali rischiano di non sopravvivere alla pandemia. Quarantotto ore di brain storming per contribuire a riprogettarli evitando che muoiano assieme a interi paesini, diverse periferie. La maratona sarà online

“La contaminazione, quella dei teatri all’aperto, dei cinema di quartiere o delle installazioni d’arte contemporanea, non solo è positiva, ma è il collante di interi paesini che rischierebbero lo spopolamento o di quartieri difficili dove lo Stato è meno presente. Adesso la gente ha paura di contaminarsi, ha dimenticato che c’è pure la contaminazione positiva, non solo quella del virus”. Claudia Zampella, membro della startup Onde Alte (avevamo intervistato il founder qui) e co-fondatrice del collettivo Scostumat*, teme che, ora che il Coronavirus arretra, avanzi la desertificazione sociale e culturale, finora tenuta a bada dalle oasi dei parchi culturali, che andranno totalmente ripensati, non solo per essere in regola con le normative sulla salute pubblica, ma anche perché la gente non abbia il timore di prendervi parte. Ecco perché il suo collettivo informale che mette in contatto le realtà locali del Sud Italia con volenterosi ansiosi di dare una mano e Pessoa Luna Park, progetto di Azzurra Galeota di riqualificazione degli spazi urbani, hanno deciso di chiamare a raccolta giovani e meno giovani, perché progettino i centri culturali del domani. Una due giorni di idee, proposte, ambizioni e sfide, che vedrà più progetti premiati. Ma andiamo con ordine.

Chi volesse iscriversi e dare una mano è il benvenuto e può farlo da qui. “Solitamente – ci racconta Claudia – alle nostre iniziative partecipano soprattutto ragazze tra i 25 e i 35 anni: questa volta vorremmo avere, perché no, anche qualche artista. Poi, ovviamente, più le squadre sono eterogenee e meglio è”. Questa due giorni di dibattito, opinioni e progetti, tutta digitale e gratuita, è stata chiamata Cultural Community Jam e si svolgerà dal 19 al 21 giugno prossimi. “Come la Jam musicale, anche qui chiederemo a chi vorrà partecipare di improvvisare, sperando di trovarci di fronte a tante belle idee”, si augura Claudia.

Dove? Sulla piattaforma Slack, ma l’evento andrà live anche tramite diretta Facebook. Lo scopo è quello di ridefinire i centri di aggregazione urbana “iniziative come librerie-teatro, esperienze di orti urbani, cinema di cortile, mostre che – spiega la fondatrice di Scostumat*, spesso andavano avanti tra mille difficoltà e ora, dopo il Covid-19, rischiano proprio di chiudere”, abbandonando al loro destino i propri fruitori. “Per questo – continua Claudia – vogliamo trovare un modello inedito e replicabile (open source) di spazio culturale per la collettività”.

Rigenerazione urbana, quotidianità e relazioni, ecosostenibilità, cultura e intrattenimento, istruzione e formazione sono i temi sui quali saranno chiamati a cimentarsi i maratoneti virtuali. I team vincitori saranno cinque (ci si può iscrivere sia singolarmente, sia in gruppo) e vedranno concretizzarsi la loro proposta già a luglio, al Pessoa Luna Park. Tutto questo farà inoltre da plot a una web serie dedicata proprio alle Utopie situate, ovvero i centri di aggregazione culturale del domani, contemporaneamente microcosmo sostenibili, che possono rispondere a tutte le esigenze attuali della comunità.

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Come saranno i centri nell’era post Covid? “Alcuni potrebbero essere interamente virtuali, ma come dicevo prima, la contaminazione, quella positiva, resta fondamentale. Magari avranno anche touch point interattivi, ma è importante che restino luoghi fisici, spazi all’aperto o al chiuso, in cui ci si possa incontrare”, confida Claudia. Effettivamente, contaminarsi, incontrarsi, è qualcosa che oggi fa un po’ paura. E lo scopo di questa 2 giorni sarà anche superare le nostre fobie, vecchie e nuove.

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