Digitalizzazione e "0 emissioni", in Italia è una corsa a ostacoli. Dove migliorare? - Impact
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Ultimo aggiornamento il 2 ottobre 2020 alle 15:04

Digitalizzazione e “0 emissioni”, in Italia è una corsa a ostacoli. Dove migliorare?

L'intervista a Roberto Balzerani, Innovation Director di Sopra Steria, azienda attiva nei settori di consulenza, servizi digitali e sviluppo di software, che ha recentemente varato il piano "zero emissioni" entro il 2028

Digitalizzazione e sostenibilità ambientale. Due aspetti che vanno di pari passo per migliorare le prestazioni aziendali, favorendo al contempo un’industria e un’economia meno inquinanti. In linea con l’Agenda ONU 2030 e gli obiettivi del Green New Deal, numerose aziende stanno ridefinendo e adattando i propri standard ambientali. “Nel caso di Sopra Steria“, sottolinea Roberto Balzerani a StartupItalia, nuovo Innovation Director dell’azienda, “le varie politiche di sostenibilità ambientale hanno semplicemente favorito un processo già in atto da diversi anni”. Ma non solo. “Completare il percorso verso le zero emissioni prima degli altri”, continua Balzerani, “vuol dire assicurarsi un vantaggio competitivo sui nostri competitor”.

© Foto: Soprasteria

Sopra Steria, obiettivo zero emissioni in otto anni

Il limite stabilito è il 2028. Ventidue anni prima di ONU e UE. Il piano green pubblicato da Sopra Steria vuole a dir poco bruciare le tappe delle agende politiche e istituzionali. La strategia aziendale si basa su tre pilastri fondamentali, la carbon neutrality di tutti i suoi uffici, sviluppare un approccio sostenibile all’Information Technology e sfruttare il potenziale della tecnologia digitale per lo sviluppo sostenibile. “Ecosostenibilità e innovazione sono due pilastri fondamentali per la ripresa e per l’economia del domani, fortemente interconnessi”, ha dichiarato Stefania Pompili, CEO di Sopra Steria Italia.

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La società è in prima linea nella lotta all’inquinamento già dal 2014, spiega Roberto Balzerani, Innovation Director di Sopra Steria. “L’idea di ridurre l’impatto ambientale è sempre stato alla base di ogni piano di sviluppo aziendale. Il percorso ha dato negli ultimi anni ha dato risultati eccezionali: si sono pesantemente ridotte le emissioni, innanzitutto in termini di consumo di risorse primarie, come acqua ed energia. L’utilizzo delle piattaforme di comunicazione ha poi segnato un ulteriore passo avanti, consentendo di diminuire i viaggi di lavoro”.

© Foto: Pexels.com

Ora, lo sguardo è puntato all’obiettivo finale, la completa ecosostenibilità entro il 2028. Un piano ambizioso, che va di pari passo con le raccomandazioni istituzionali, anticipandone anzi di molto i tempi. “Il piano aziendale era già deciso, le politiche di sostenibilità ambientali nazionali e sovranazionali hanno semplicemente favorito un processo già iniziato da molto tempo. Sopra Steria”, evidenzia Balzerani, “è già parte da diversi anni di diversi indici di sostenibilità, all’interno di programmi di valutazione indipendenti, come quello di Cdp”. Senza dimenticare il business. In un mondo, come quello di oggi, in cui l’attenzione al sociale e alla sostenibilità ambientale è ai massimi storici, “riuscire a raggiungere il titolo ‘zero emissioni’ prima dei competitor è un vero vantaggio competitivo”.

© Foto: Sopra Steria

Covid e digital: lo smart working in anticipo

Così come per il tema ambientale, anche nello smartworking, osserva l’Innovation Director di Sopra Steria, “l’azienda aveva già iniziato il processo ben prima della pandemia“. Dal 2018, la società aveva sperimentato il lavoro agile per 250 dipendenti. Un modello giudicato tanto positivo dai vertici aziendali, da diventare, l’anno successivo una modalità volontaria estesa al 50% dei dipendenti.

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“Tutti gli strumenti di comunicazione digitale e tutte le tecnologie per abilitare il lavoro da remoto erano quindi già disponibili a fine 2019“, commenta Balzerani. “Ecco che, al momento delle chiusure per Covid, è stato quindi facilissimo, nel giro di poche ore, passare allo smart working per tutti i nostri lavoratori”. Cosa accadrà nel futuro? Di certo c’è solo il proseguo del lavoro agile al 100%, fintanto che non passeranno i mesi di emergenza. “Pur non sapendo precisamente con quali numeri”, aggiunge comunque Balzerani, “lo smartworking resterà da qui in avanti uno strumento fondamentale e ancora più diffuso“.

© Foto: Sopra Steria

Italia, digitalizzazione cercasi. Quali problemi?

Non ha dubbi, Roberto Balzerani, quando gli si chiede quali sono le principali problematiche oggi in Italia riguardo al ritardo sul fronte della digitalizzazione industriale e aziendale. “Innanzitutto, c’è un grande gap digitale legato alle infrastrutture“, afferma. “Il governo deve intervenire, attraverso il Recovery Fund, investendo per azzerare il digital gap presente in alcune zone del Paese. Zone in cui è impossibile avere una connessione Internet. Questo frena enormemente la digitalizzazione”. Il secondo tema determinante, prosegue Balzerani, riguarda le infrastrutture di comunicazione. “Spesso, anche dove ci sono, le infrastrutture non sono adeguate in termini di prestazioni“. Infine, l’Innovation Director individua una terza componente, a volte sottovalutata quando si parla di digitalizzazione. “È l’aspetto culturale. Soprattutto nelle PMI, manca la cultura della digitalizzazione: ci sono poche competenze e conoscenze dei vantaggi, in termini di performance, costi, e nuovi business, che le nuove tecnologie possono offrire alle aziende”.

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A migliorare la situazione potrebbe essere proprio l’occasione presentata dal Covid. Difatti, secondo Balzerani, “la pandemia ha obbligato a fare un esame della situazione, contribuendo a impostare un salto di qualità obbligatorio anche solo per sopravvivere nel mercato”. Ora, sottolinea, “è tempo però che il governo investa in formazione e in tutte quelle attività che favoriscano lo scambio di informazioni e l’accesso alle infrastrutture”.

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Università e lavoro, cosa migliorare?

Un apporto fondamentale per svoltare definitivamente in direzione del digitale e dell’industria 4.0 viene dalle giovani menti che escono dalle università. “C’è una carenza, evidenziata anche da esperienze personali”, osserva Balzerani, “nell’impostazione di alcuni atenei, che guardano troppo alla ricerca di base e poco alla ricerca applicata alla soluzione di problemi reali. È un tema che deve trovare un nuovo indirizzo anche da parte della politica”.

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Anche da parte delle aziende è tuttavia possibile migliorare il link fra università e mondo del lavoro, così come fra giovani realtà imprenditoriali e società più strutturate. “In Sopra Steria siamo costantemente in contatto con programmi che coinvolgono il tessuto universitario e l’ecosistema delle startup, attive in vari settori. Dalla moda, all’energy, dalle banche al retail. Si tratta di una collaborazioni importantissime, poiché ci permettono di utilizzare le idee e migliori idee. Uno degli esempi più recenti”, prosegue Balzerani, “riguarda la recente opportunità di sviluppare un modello avanzato nel campo dell’energy, con il supporto dell’Università di Pisa”. A dimostrazione, una volta in più, di come investire nella formazione aggiornata e concreta sia condizione necessaria al rilancio dell’economia italiana.

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