Nikola Motor, la startup dei camion a idrogeno verso la bolla speculativa?
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Ultimo aggiornamento il 6 ottobre 2020 alle 12:00

Nikola Motor, la startup dei camion a idrogeno verso la bolla speculativa?

L'azienda nel 2017 ha presentato i primi prototipi di camion a idrogeno. Tre anni dopo, il 21 settembre 2020, il suo CEO e fondatore Trevor Milton si è dimesso dai suoi incarichi dopo l'uscita di un report che accusa l'azienda di frode e false dichiarazioni

Una storia particolare, quella della startup Nikola Motor Company. L’azienda, che nel maggio 2017 ha presentato i primi prototipi di camion a idrogeno – Nikola One e Two -, ha attirato l’attenzione del mercato e dei colossi dell’automotive. Nel 2018 la compagnia lancia il prototipo di Nikola Tre, il camion a idrogeno da vendere nei Paesi europei e non molto tempo dopo, Iveco decide di concludere un accordo con l’impresa statunitense. In modo simile, circa un mese fa anche General Motors decide di entrare nel capitale di Nikola, con un importante investimento da 2 miliardi di dollari.

© Foto: Sito Web Nikola Motor

Il report e l’accusa di Hindenburg

Nelle scorse settimane, a seguito dell’accordo con General Motors, chiuso l’8 settembre, le azioni di Nikola salgono vertiginosamente. A beneficiare del forte rally delle azioni di Nikola, il cui valore è salito del 520 per cento nel 2020, superando anche la capitalizzazione di Ford, è stato soprattutto il suo fondatore e CEO, Trevor Milton.

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Due giorni dopo la partnership siglata con GM, esce un report, pubblicato dalla Hindenburg Research, agenzia specializzata in pubblicazioni riguardo ad aziende quotate in borsa, che accusa di frode e false dichiarazioni la Nikola Motor, nei confronti degli investitori. Secondo il report, l’azienda avrebbe mentito agli investitori sullo stato delle tecnologie sviluppate. E, di conseguenza, i camion a idrogeno sarebbero tutt’altro che pronti per veder lanciata a breve la produzione in serie.

© Foto: Sito Web Nikola Motor

Le dimissioni di Milton

Lo stesso Milton, pochi giorni dopo l’uscita del report di Hindenburg, ha rassegnato le proprie dimissioni da Presidente Esecutivo e dal Cda della società. Su Twitter l’ex patron di Nikola ha scritto: “Ho chiesto al consiglio di amministrazione di accettare le mie dimissioni sia dall’incarico di Presidente Esecutivo, sia da membro del consiglio di amministrazione di Nikola”. Aggiungendo poi che “l’attenzione dovrebbe essere focalizzata sulla società e sulla sua mission rivoluzionaria, non su di me. Ho intenzione di difendermi dalle false accuse che sono state mosse nei miei confronti da parte di detrattori esterni”.

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La società ha pubblicato una smentita delle accuse di frode e false dichiarazioni, affermando che il report sarebbe stato pubblicato con l’intento di favorire la scommessa al ribasso da parte dell’autore. La Securities and Exchange Commission – l’autorità di borsa statunitense -, chiamata in causa dalla stessa Nikola, insieme al Dipartimento di Giustizia, stanno attualmente analizzando il caso. Per ora, quindi, tutto tace.

© Foto: Sito Web Nikola Motor

Ipotesi bolla?

La testata Business Insider si chiede se il boom delle azioni, di cui Milton ha beneficiato più di chiunque altro, seguito dall’uscita del report di accusa e dalle dimissioni del CEO, non siano gli ingredienti ideali per generare una bolla. Certo è che la capitalizzazione raggiunta da Nikola ha segnato valori altissimi per una società che non ha ancora venduto sul mercato alcun veicolo ed è tuttora lontana dalla produzione in serie dei suoi camion. Non resta quindi che lasciare la parola agli enti preposti all’analisi e alla valutazione del caso, in attesa di nuovi risvolti sulla vicenda.

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