Giovannini: «Il WFP merita il Nobel. Serve nuova generazione di imprenditori»
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Ultimo aggiornamento il 10 ottobre 2020 alle 9:28

Giovannini: «Il WFP merita il Nobel. Serve nuova generazione di imprenditori»

L'intervista all'ex ministro del Lavoro e attuale presidente dell'ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

«L’Italia è avanti su economia circolare e aspettative di vita. Ma dei 16 obiettivi per lo sviluppo sostenibile per i quali esistono indicatori ne abbiamo bucati 12». Intervistato da StartupItalia, il  presidente di ASviSAlleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Enrico Giovannini, ha commentato così i dati raccolti nell’ultimo rapporto annuale appena pubblicato, dal quale emergono punti di forza, ma anche di debolezza del nostro paese. «Per ragionare di Italia partirei però dall’Europa – ha premesso Giovannini – si tratta del continente più sostenibile e più vicino agli obiettivi dell’Agenda 2030. Detto questo, nemmeno l’Europa è sul sentiero giusto. Restano fortissime disuguaglianze: i paesi nordici sono avanti, mentre l’area mediterranea e dell’est sconta ancora parecchi ritardi».

Enrico Giovannini, Portavoce dell’ASviS

Giovannini: la fame nel mondo

A poche ore dall’assegnazione del Premio Nobel per la Pace al World Food Programme delle Nazioni Unite, abbiamo chiesto a Giovannini se gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati per tutti i paesi non siano utopici di fronte alle tante emergenze che ancora colpiscono varie parti del mondo. In primis, quella legata alla fame e alla scarsità di cibo. «Sono molto contento che il premio sia andato a una organizzazione che, con poca attenzione mediatica, ha realizzato cose straordinarie per quelli che sono gli ultimi fra gli ultimi. Da 2 anni il numero di persone che hanno sofferto la fame è aumentato dopo un decennio di calo. Questo è stato l’effetto delle guerre. Ma quello che voglio dire è che non stiamo parlando di una agenda impossibile: semplicemente tutti avrebbero dovuto prenderla seriamente, Italia compresa».

Riprendendo un commento di Giovannini secondo cui «la sostenibilità non è un pranzo di gala», abbiamo chiesto all’ex ministro del Lavoro ed ex presidente dell’Istat quali sarebbero i punti su cui paese e istituzioni dovrebbero lavorare. «Tra gli obiettivi fissati per il 2020 c’era, ad esempio, la riduzione del 50% del numero di morti e feriti in incidenti stradali». Tematica che forse in Italia viene letta con eccessivo fatalismo, ma che invece andrebbe affrontata in un’ottica scientifica per rimodellare le città, rendendole non soltanto meno inquinate, ma più sicure per tutti gli utenti della strada. «Quando a maggio abbiamo presentato il rapporto sulle politiche per la ripartenza avevamo fissato alcune parole chiave: digitalizzazione, transizione ecologica, semplificazione, innovazione e formazione. Oggi tutti questi obiettivi sono contenuti nel piano per il Recovery Plan, divenendo così patrimonio comune».

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L'esecutivo comunitario guidato da Ursula von der Leyen

© Twitter Ursula von der Leyen

La ricostruzione e il nuovo paradigma

In un momento ancora incerto per l’Italia e l’Europa, non c’è soltanto la pandemia a preoccupare. La scorsa primavera la Commissione Europea ha affrontato uno dei periodi più complessi della sua storia, riuscendo a trovare un compromesso sul Recovery Plan che vede l’Italia tra i più importanti beneficiari. «Non era scontato– ha sottolineato Giovannini – molti erano a favore di una ripresa classica, fatta di sussidi, abbassamento delle tasse ai soliti noti e libertà assoluta per le imprese di agire anche in maniera non responsabile. Questa volta l’Europa ha scelto di cambiare paradigma». E questo, secondo il presidente di ASviS, deve interessare anche il mondo delle aziende. «C’è bisogno di una nuova generazione di imprenditori, più attenti alla sostenibilità e ai diritti dei lavoratori».

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Tra i trend in atto legati alla sostenibilità c’è anche quello della mobilità elettrica e della micromobilità. Mentre migliaia di italiani attendono l’arrivo del bonus da 500 euro per l’acquisto di bici e altri mezzi green, la discussione verte anche su quanto questi mezzi potranno diffondersi e sostituire veicoli più inquinanti. «Attenzione però – ha avvertito Giovannini – se il mercato dell’elettrico passa dal 2 al 4% in un anno è possibile che, l’anno successivo, faccia l’8% e quello dopo ancora il 16%. Le non linearità esistono e questa esperienza che stiamo vivendo accelera diverse tendenze». A ridosso di un periodo intenso per Legge di Bilancio e programmi da realizzare e presentare all’Europa sul Recovery Fund, Giovannini ha concluso spiegando perché non occorre bruciare le tappe, soprattutto se si vogliono onorare gli impegni sull’Agenda 2030. «Sono contento che il governo abbia annunciato che si sarebbe preso più tempo – ha concluso – Non siamo un paese abituato a fare programmazione a dieci anni. Ed è proprio questo che ci viene richiesto dall’Europa».

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