Gli alberi distrutti dalla tempesta diventano l'edificio in legno più alto d'Italia
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Ultimo aggiornamento il 26 ottobre 2020 alle 13:36

Nord Est, gli alberi abbattuti dalla tempesta diventano l’edificio in legno più alto d’Italia

A Rovereto il legname per costruire l'edificio è stato preso da parte dei 42.500 ettari di foreste distrutte dall'evento meteo estremo Vaia, nell'ottobre del 2018

Due anni fa, il 29 ottobre 2018, la tempesta Vaia si abbatteva senza pietà sull’area alpina del Nord-Est italiano. Piogge e raffiche di vento oltre i 150 km/h hanno sferzato boschi e foreste, causando enormi danni alla natura. Vengono distrutti 42.500 ettari di foreste, per un totale di oltre 9 milioni di metri cubi di legname abbattuti. Oggi, nonostante la pandemia abbia rallentato i lavori, quasi la metà di questo legname è stato esboscato. Il 60% è stato quindi venduto, per realizzare progetti virtuosi che puntano a sostenere le zone colpite e recuperare il legname a terra.

© Foto: PEFC Italia

La genesi dell’edificio in legno più alto d’Italia

È curiosa la storia che ha portato alla costruzione del più alto edificio in legno d’Italia. Il legname recuperato dalle foreste distrutte dalla tempesta Vaia, è stato infatti il primo passo per realizzarlo. Situato a Rovereto, si tratta di un palazzo di 9 piani, per 29 metri di altezza, destinato al Social Housing. Il solo materiale utilizzato è il legno degli alberi caduti, lavorato da aziende certificate da PEFC Italia, l’organismo garante della certificazione di gestione sostenibile del patrimonio forestale e dei suoi prodotti. La PEFC, subito dopo la tempesta, ha attivato la sua Filiera Solidale, permettendo l’avvio di questo e tanti altri progetti sostenibili.

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Infatti, sempre dal legno schiantato dalla furia di Vaia, è stato costruito un secondo edificio di 5 piani. Sono diverse le aziende che hanno permesso la realizzazione dei due palazzi. Ri-Legno Srl, su commissione di Rovim Srl e Finint li ha fabbricati, mentre il legname strutturale, che costituisce il 90% del totale, è stato ingegnerizzato, fornito e installato da X-Lam Dolomiti. Si tratta di pannelli composti da legno trentino proveniente dagli alberi distrutti da Vaia, nella Magnifica Comunità di Fiemme e Primiero.

© Foto: Facebook Val di Fiemme

L’ecosostenibilità del legno

Scegliere il legno per la fabbricazione degli edifici, ha permesso di ridurre drasticamente l’impronta climatica dei palazzi. Innanzitutto, il legno è un vero e proprio deposito di Carbonio, che viene assorbito come CO2, mediante la fotosintesi delle piante. A questo si aggiunge un costo energetico di produzione e smaltimento molto più basso rispetto ai materiali concorrenti, ossia calcestruzzo e metalli. Con un risparmio medio di 0,7 t di CO2 per metro cubo di legno impiegato.

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“Il risparmio di emissioni rispetto all’edilizia tradizionale è dell’ordine del 50-70%”, spiega Francesco Dellagiacoma, presidente di PEFC Italia. “Quello che abbiamo di fronte è il futuro dell’edilizia, un elemento centrale del green deal cui l’Italia è chiamata a partecipare, per contribuire all’obiettivo di ridurre le emissioni del 55%. E contenere gli effetti della crisi climatica, come indicato dall’UE”. Edilizia in legno che, aggiunge Lavinia Sartori, titolare di Ri-Legno, rappresenta “un esempio di edilizia sostenibile e a livello generale di un modello esportabile di rigenerazione urbana“.

Il progetto di Social Housing

Nello specifico, nell’area di Rovereto, le due palazzine ospiteranno 68 famiglie, all’interno dei 500 metri quadrati per piano degli edifici. Un progetto di Social Housing, che offrirà alloggi e servizi abitatitivi a prezzi contenuti, destinati a persone che ne hanno bisogno o che cercano sistemazioni a costi ridotti. Gli edifici saranno inaugurati nei prossimi mesi. “L’intervento si inserisce in un più ampio piano di riqualificazione“, osserva Sartori, “che si apre con la bonifica di uno spazio che era stato contaminato dalle precedenti occorrenze. E che ha, tra le altre cose, il pregio di ricucire gli stretti di una porzione di tessuto urbano, che attendeva da tempo una valorizzazione”.

© Foto: PEFC Italia

Due anni dopo Vaia, il punto su danni ed esboschi

Sono 494 i comuni, provenienti da Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, ad aver subito l’onda d’urto della tempesta Vaia. Riguardo agli esboschi, PEFC Italia ha segnalato che in provincia di Bolzano le operazioni sono terminate, con la raccolta di circa l’80% del legname. La parte restante, difficile da prelevare, è destinata all’evoluzione naturale. Nell’area di Trento, invece, la più colpita in termini assoluti, è stato esboscato l’80% del legno e venduto oltre il 60%. Così come in Veneto, dove però gli esboschi si fermano al 50%. Cifre simili anche in Friuli.

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Oltre al Covid, un secondo problema rilevato in crescita nell’estate 2020 sono stati i danni provocati dal bostrico, un minuscolo insetto (il cui nome è Ips typographus L), che si sviluppa sulle piante in via di deperimento, ma che è poi in grado di attaccare e uccidere anche piante sane. Aumentando il danno alle foreste, specialmente del piano inferiore, già alle prese con numerose altre problematiche.

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