Nanomateriali contro il Covid. Intervista alla startup Particular Materials
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Ultimo aggiornamento il 24 Novembre 2020 alle 16:35

Nanomateriali contro il Covid. Intervista alla startup Particular Materials

StartupItalia ha intervistato Riccardo Momoli, Sales Manager di Particular Materials, azienda specializzata nella sintesi di nanomateriali attraverso un processo innovativo

La scienza sta compiendo uno sforzo senza precedenti nella battaglia al Coronavirus. Dal mondo della medicina e della ricerca, fino ad altri settori meno conosciuti, centinaia di realtà stanno utilizzando la propria tecnologia per contrastare la diffusione del Covid-19. È il caso, fra gli altri, della startup Particular Materials, specializzata nella sintesi di nanomateriali, in modo innovativo e sostenibile.

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“Lavoriamo con tre tipologie di clienti”, afferma Riccardo Momoli, Sales Manager dell’azienda, a StartupItalia. “I centri di ricerca delle Università, le grandi multinazionali e le PMI. In questi mesi di pandemia, diverse imprese ci stanno chiedendo di produrre nanomateriali necessari per realizzare agenti antimicrobici o antivirali. Gli aspetti più richiesti”, sottolinea Momoli, “riguardano prodotti per la pulizia delle superfici esterne e di quelle interne. C’è quindi una diffusa richiesta di nanomateriali, alcuni già conosciuti, altri da studiare e sviluppare, in grado di rispondere a questa funzione”.

© Foto: Facebook Particular Materials

Particular Materials, una storia di innovazione e sostenibilità

StartupItalia: Come nasce Particular Materials e di cosa si occupa?

 

Riccardo Momoli: «Particular Materials è stata fondata nel 2017 da Marco Bersani, inventore del brevetto su cui è basata la tecnologia dell’azienda, e Adriano Miola, l’investitore principale. Ci occupiamo della sintesi di nanomateriali, attraverso una tecnologia nuova, basata sull’utilizzo dell’acqua in stato ‘supercritico’, all’interno di un processo in continuo. Si tratta di un procedimento diverso da quelli comunemente utilizzati, i quali o frantumano i materiali in grandi centrifughe o costruiscono, atomo dopo atomo, la nanoparticella. Quello che cambia, fra le due tecniche, sono la quantità, la qualità e i costi. La nostra tecnologia unisce questi aspetti, riuscendo a produrre alti volumi di nanomateriali di qualità».

© Foto: Facebook Particular Materials

SI: In che modo la vostra azienda riduce l’impatto ambientale?

 

RM: «Lavorando in acqua, eliminiamo i problemi relativi alla sintesi effettuata con solventi organici, polveri, forti acidi e basi. L’unico input, oltre all’acqua, che forniamo al processo è quello dell’energia elettrica. Questo fa sì che il procedimento sia molto pulito. Inoltre, sia i sali metallici che vengono mescolati in acqua, nella fase iniziale della sintesi, sia l’acqua stessa, possono provenire dal recupero di processi industriali. Tutte ragioni che ci hanno spinto a essere stati presenti, anche quest’anno, all’evento Ecomondo e Key Energy 2020, incentrato sui temi dell’innovazione e della sostenibilità».

© Foto: Particular Materials

Nanomateriali per grandi applicazioni

SI: Quali applicazioni pratiche richiedono nanomateriali nella loro produzione?

 

RM: «Particular Materials lavora con tre tipologie di clienti. I centri di ricerca delle Università, per i quali produciamo piccoli volumi personalizzati di nanomateriali, a scopi di laboratorio. Ci sono poi le PMI, italiane o estere, che ci contattano per commesse brevi riguardanti, ad esempio, filtri UV, inchiostri speciali per i rivestimenti di vetri o agenti per la pulizia di superfici. In questi mesi di pandemia, molte aziende hanno richiesto forniture per nanomateriali inerenti ad agenti antimicrobici o antivirali. Infine, un terzo tipo di clienti sono le grandi multinazionali, con le quali strutturiamo processi di ricerca e sviluppo di più ampio respiro, che mirano a risolvere uno specifico problema attraverso l’utilizzo dei nanomateriali. Si tratta di processi molto più lunghi, che impiegano dai 18 ai 24 mesi».

© Foto: Facebook Particular Materials

SI: Potresti dirci qualche esempio pratico a proposito di queste ricerche?

 

RM: «Attualmente la nostra azienda sta lavorando insieme a Terna, per trovare un materiale, da inserire nei conduttori, in grado di ridurre la corrosione al loro interno. Siamo poi impegnati con Schott, multinazionale tedesca nella produzione di vetro, per produrre filtri UV. A fianco di Corning, azienda nota ai più per il gorilla glass dei cellulari, stiamo sviluppando rivestimenti antibatterici e antivirali».

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Nanomateriali vs Covid

SI: A proposito della pandemia, quali settori, legati a prodotti in tema Coronavirus, hanno richiesto di più le vostre forniture?

 

RM: «Fino al mese di luglio, non abbiamo ricevuto nuove commesse e le relazioni con le aziende internazionali si sono quasi azzerate. In estate, c’è stato invece un risveglio delle imprese nazionali e internazionale, che sono tornate a richiedere la nostra collaborazione. Gli aspetti più richiesti, in tema Covid, riguardano prodotti per la pulizia delle superfici esterne e di quelle interne. C’è quindi domanda di nanomateriali, alcuni già conosciuti, altri da studiare e sviluppare, in grado di rispondere a questa funzione antivirale».

© Foto: Facebook Particular Materials

Da Particular a Circular, lo spin-off d’oro

SI: La vostra azienda ha fondato un suo spin-off, Circular Materials. Di cosa si tratta?

 

RM: «Lo scorso aprile, l’azienda ha fondato uno spin-off, Circular Materials, che ha ricevuto un finanziamento da 360 Capital ed è stata quotata diversi milioni di euro. Circular Materials si occupa, attraverso una tecnologia innovativa, della pulizia delle acque reflue industriali, recuperando metalli preziosi e pesanti, secondo un ottica di economia circolare. La società è stata ceduta lo scorso luglio e oggi lavora per suo conto».

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SI: Invece, per quanto riguarda investimenti destinati a Particular Materials?

 

RM: «La nostra azienda ha ricevuto di recente un investimento da parte del socio finanziatore iniziale. Altri fondi sono arrivati attraverso la partecipazione a vari bandi, regionali, nazionali o europei, che hanno sovvenzionato progetti di ricerca e diverse attività. Infine, riceviamo finanziamenti legati alla ricerca e sviluppo per conto terzi, oltre ai ricavi provenienti dalla normale attività di fatturazione».

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