Il 68% degli italiani pensa che l'inquinamento aumenti la letalità del Covid
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Ultimo aggiornamento il 27 Novembre 2020 alle 6:15

Il 68% degli italiani pensa che l’inquinamento aumenti la letalità del Covid

Nonostante la pandemia, oltre il 90% del campione è ancora preoccupato per il riscaldamento globale

Il 68% degli italiani ritiene, anche forse a causa dei numerosi studi privi di vero peso scientifico divulgati con disinvoltura dalla stampa generalista, che l’inquinamento aumenti la diffusione del Covid-19 e, danneggiando l’apparato respiratorio, renda maggiorente letali le polmoniti causate dal virus. In realtà sappiamo ancora troppo poco sul Coronavirus per poter affermare con certezza che sia davvero così e la sua diffusione più o meno uniforme non solo lungo tutta la penisola ma anche in tutto il globo tende a ridurre l’attendibilità di una simile ipotesi emersa dal 18° Rapporto “Gli italiani, il solare e la green economy”, realizzato dall’Osservatorio sul solare della Fondazione UniVerde e da Noto Sondaggi.

Il 58% del campione giudica valida l’ipotesi che l’origine del Covid sia da attribuire alla sovrappopolazione e alla scarsa igiene. Mentre per il 43% il virus proviene da habitat e animali selvatici danneggiati da attività invasive. E poi naturalmente c’è spazio per temi davvero green. Il 78% degli italiani pensa che il futuro sia nelle rinnovabili, oltre il 90% è ancora preoccupato dal cambiamento climatico, l’idrogeno è la scelta per il futuro. Per l’84% e l’83% del campione solare ed eolico rappresentano l’energia più compatibile con l’ambiente. Il 90% ha la certezza che passare al solare oggi sia più sicuro.

Dal Rapporto emerge che il 71% è a conoscenza del fatto che, dal 2007, esiste in Italia un ecobonus per rendere più efficienti gli edifici e utilizzare energia che proviene da fonti rinnovabili, però senza mai beneficiarne. La maggioranza degli intervistati si dimostra pronta ad installare pannelli fotovoltaici se si facilitasse l’autoconsumo e si eliminassero burocrazia e ostacoli. Il 70%, tuttavia, lo ritiene sia tecnicamente complesso (+ 20%) sia caro e difficile da gestire (+ 26%, rispetto alla precedente rilevazione).

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In merito alla tipologia di impianti preferiti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, gli italiani pensano che si dovrebbe ricorrere sia a piccoli che grandi impianti (79%), piccoli impianti distribuiti di tipo familiare o per piccole unità (69%), grandi impianti che producono energia per interi quartieri, industrie e città (65%).

I grandi impianti solari dovrebbero essere dislocati: sulla copertura di grandi edifici, come centri commerciali e stazioni ferroviarie (85%), a terra ma solo in aree non agricole e senza valori naturalistici (60%). Per quanto riguarda invece la messa in opera di grandi impianti eolici, questa dovrebbe essere dislocata: sulle colline e nelle aree vocate ma con attenzione al paesaggio (80%), a mare ma lontani e invisibili dalla costa (68%).

In merito alla transizione energetica, solo il 30% del campione è a conoscenza che l’UE punta sull’idrogeno verde come elemento essenziale, ma per l’86% sarebbe importante per l’Italia incentivare questa innovazione. Sono stati inoltre presentati i dati relativi all’efficienza energetica delle abitazioni. Gli interventi prioritari indicati dagli italiani sono: rivestimenti esterni con isolanti (24%, + 3%), impianto fotovoltaico (20%), doppi vetri e pannelli solari per acqua calda (11%).

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