Il clima "made in China": decollato il drone che genera piogge artificiali
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Ultimo aggiornamento il 18 Gennaio 2021 alle 6:46

Il clima “made in China”: decollato il drone che genera piogge artificiali

Il suo nome è "Dolce pioggia". Obiettivo: salvare i ghiacchiai

L’inquinamento è una delle tre battaglie contro cui la Cina di Xi Jinping sta combattendo (le altre due sono povertà e rischi finanziari). Nei giorni scorsi è decollato Ganlin-1 – “Dolce pioggia” – un velivolo senza pilota realizzato per monitorare il clima e, soprattutto, catalizzare le piogge artificiali nella regione nord occidentale del paese, dove la catena montuosa dei monti Qilian subisce gli effetti dei cambiamenti climatici. Come si legge su Guardian, questa pratica di mettere mano al clima, intervenendo con la tecnologia per modificare le condizioni atmosferiche di una regione, non ha raccolto il sostegno unanime da parte della comunità internazionale. In Cina, invece, hanno deciso di utilizzare un ex drone militare per salvare il clima, partendo dai ghiacciai.

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Cina: danza della pioggia ad alta quota

Il modello decollato in Cina a inizio anno è un drone in grado di superare le 14 ore di volo in autonomia. Questo permette di volare per 5mila chilometri e coprire buona parte della regione dove la situazione dei ghiacciai desta preoccupazione. La strategia del paese di intervenire con piogge artificiali sul clima può suscitare curiosità e ottimismo, ma finora la maggior parte degli stati ha scelto di mettere da parte operazioni così invasive sul clima.

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I tecnici cinesi sembrano però speranzosi. «Questa è la prima volta che la Cina utilizza un grande UAV per la modifica del tempo atmosferico e la sua tecnologia sta guidando il mondo in questo campo», ha detto Yin Xianzhi, direttore dell’ufficio provinciale di modifica del clima artificiale del Gansu. L’iniziativa sui monti Qilian non è isolata: a dicembre scorso Pechino aveva infatti annunciato un piano monstre di wheather modification su 5,5 milioni di chilometri quadrati (una volta e mezzo la superficie dell’India, per rendere l’idea). Per quanto restino i dubbi sull’efficacia, la Cina ha investito 1,34 miliardi di dollari in programmi simili tra 2012 e 2017.

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